Forum per un "Congresso della Sinistra" ... sempre aperto

La libertà è il diritto dell’anima a respirare. E noi, partecipando malgrado tutto, vogliamo continuare a respirare.Lo facciamo nel modo più opportuno possibile all’interno di questo forum che offre spazio a tutti coloro che credono nella democrazia
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 Oggetto del messaggio: Re: Nazione Marcia
MessaggioInviato: 28/03/2018, 21:06 
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mi sembra siano abbastanza regolate per evitare trucchi sono fatte per recuperare la working class cioè la classe lavoratrice.Infatti anch'io penso che non ci si possa affidare solo alle primarie ma siano necessari gli affiliati al partito e le associazioni di categoria senza il voto multiplo e in blocco per queste.Per evitare che le associazioni di categoria siano troppo influenti le puoi frammentare per ex rappresentanze sindacali,legambiente,terzo settore,ognuna non può avere più di un terzo di peso e di rappresentanza dell'un terzo ad esse assegnato.Non so se sia meglio fare in modo che il numero di semplici elettori delle primarie sia uguale agli affiliati del partito per evitare un peso preponderante delle primarie.Lo schema complessivo è quello di aprire il partito all'esterno dove anziche parlare alla gente si parla con la gente


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 Oggetto del messaggio: Re: Nazione Marcia
MessaggioInviato: 30/03/2018, 15:32 
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[color=#FF0000]Dominano l’Ue (e temono l’Italia) i poteri che uccisero Moro
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Scritto il 28/3/18 • nella Categoria: idee Condividi Tweet

Aldo Moro viene rapito per toglierci sovranità e libertà. Cosa possiamo fare noi ora per riprendercela? Ormai sono passati 40 anni da quel rapimento, e il quadro è chiaro: è molto più facile giudicare le cose del mondo dopo che il tempo ne ha mostrato il senso. Com’era l’Italia fino a quell’anno? In grande fermento, in grande crescita da tutti i punti di vista. Lati positivi e lati negativi, come il clientelismo, la presenza diffusa della malavita nelle regioni meridionali, un certo malaffare. Una classe imprenditoriale di successo, e una politica effervescente, anche se ammalata di clientelismo e di corruzione. Un insieme di partiti e partitini, logge e loggette e ordini religiosi guidava un paese in modo caotico, ma tale da mantenerlo sostanzialmente libero e sovrano. Proprio il fatto che dalla Seconda Guerra Mondiale era emerso un quadro frazionato, e non un potere unico, o una sola influenza straniera, consentiva sufficienti margini di libertà e di sovranità al paese. Influenze americane e inglesi bilanciate da genuine spinte libertarie, da più di una corrente vaticana e dalla forte presenza comunista. In un gioco faticoso ma sostanzialmente positivo per la nostra indipendenza. L’industria, l’economia, la finanza, la cultura e la scienza italiane avevano trovato possibilità di crescita in un lungo periodo di sostanziale indipendenza. C’erano difetti, anche gravi, ma diciamo che il bilancio era positivo.
Alcune personalità si erano occupate, pur nella incredibile complicazione del sistema, di mantenere la barra dritta e di non inginocchiarsi ai poteri esterni transnazionali. Alla fine degli anni Settanta, Aldo Moro rappresentava il fulcro di questi delicati equilibri, e ne costituiva una delle principali garanzie. Ma il sistema nazionale indipendente era di ostacolo alle mire di quei poteri che volevano fermare per tempo l’onda di risveglio delle coscienze, e intendevano distruggere i contesti locali e nazionali, per verticalizzare e centralizzare il potere. Prima a livello europeo e poi mondiale. Moro – ma anche altri politici e imprenditori dell’epoca – avevano come faro, come priorità, la sovranità e la libertà del nostro paese, proprio come lezione appresa durante la guerra mondiale. Moro già si opponeva ad un certo modo di avviare l’integrazione europea a sfavore della nostra sovranità, ed era contrario alle pressioni in quel senso. Non fu rapito perché voleva i comunisti al governo, ma perché era il detentore delle chiavi della nostra sovranità, di un certo modo di intendere la politica come senso del dovere. Di un forte limite interno alla corruzione morale della politica e dell’economia. Per questo venne rapito con la messinscena delle Brigate Rosse, da ben altre forze. Forze anti-coscienza e forze lanciate alla distruzione del sistema degli Stati nazionali, per avere a disposizione dei mega-Stati meglio controllabili.
Dal giorno del rapimento e poi della morte di Moro abbiamo progressivamente perso sovranità e libertà. Prima è stata favorita una enorme corruzione della politica, per poi denunciarla per portare via insieme alla corruzione anche quella politica che assicura libertà e sovranità. E i lupi che hanno rapito Moro sono ora quelli che a forza, brandendo crisi finanziarie e politiche, ci stanno comunque spingendo nell’ovile di un super-Stato europeo orwelliano. E se alla gente non piace questa deriva, si creano proprio per chi si sta risvegliando nuove formazioni-gabbia politiche che prima si presentano come “liberatori” per poi mostrare rapidamente il loro vero volto di strumento gattopardesco dei soliti, vecchi poteri. Cosa è rimasto dopo 40 anni di una classe politica e di una economia indipendenti e sovrane? Molto poco… Ma sovrana è rimasta la nostra coscienza, che proprio guardando a queste vicende può rafforzarsi e non ripetere gli errori. E può lavorare per una società più giusta e amorosa, partendo dai contesti e dalle azioni intorno a noi.
Il potere si rigonfia e si arrocca? Oppure si maschera da movimenti apparentemente nuovi per spingerci comunque a perdere libertà? E allora noi conquistiamo alla nostra coscienza gli spazi del nostro agire quotidiano. Da questo la vera rivoluzione del futuro. Ed ecco una frase illuminante di Moro: «Questo paese non si salverà e la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera se non nascerà un nuovo senso del dovere». Ecco, la classe che lo ha sostituito e che ora ha preso il controllo dello Stato e dell’economia sente come dovere solo quello dell’obbedienza a certi poteri. Lo stesso vale anche per chi si appresta ora a sostituirla, che conferma le solite obbedienze a Nato, finanza, poteri mondialisti, multinazionali. Ma il senso del dovere (connesso con la coscienza) esiste, in Italia, ed è in pieno fermento. In tante persone. Speriamo che esca fuori dalla riserva indiana, dai contenitori politici-gabbia in cui lo stanno mettendo per renderlo inefficace. Aiutiamo un sano ed amoroso senso del dovere a evadere da queste gabbie per diventare influente nella società. E’ una operazione difficile, faticosa, spesso controcorrente, ma si può fare!
(Fausto Carotenuto, “Aldo Moro viene rapito per toglierci sovranità e libertà”, dal blog “Coscienze in Rete” del 16 marzo 2018).


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 Oggetto del messaggio: Re: Nazione Marcia
MessaggioInviato: 02/04/2018, 10:39 
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La nostra ignavia

"… è festa …

Non c’è che dire, e non temo smentite, in questo paese: esodati, licenziati, disoccupati,
persone in attesa di occupazione, ma non ancora in servizio, sono, ciascuno da solo considerato e,
tutti nel loro insieme, dei fortunati della madonna!.
“… è impazzito briganti stamattina … ! “. Non negatelo, qualcuno di voi lo sta certamente pensando e,
se così non fosse, continuando a leggere, sicuramente lo penserà giacché, io, sto per scrivere una
cosa che, nella migliore delle ipotesi, mi farà considerare come un menagramo di prima grandezza,
al punto che il Chiarchiaro, di pirandelliana memoria, sembrerà l’arcangelo Gabriele.

Dunque io affermo, oggi, giorno di pasquetta 2018, che in questo preciso istante un lavoratore,
anzi più di uno, ha già il sessantaquattro percento del proprio corpo in disfacimento ed è nella
fase terminale della propria vita: non lo sa ancora, è di fatto un morto che cammina, ma il suo
destino è segnato e nessuno, né voi, né tanto meno io possiamo farci nulla.

Vengo e mi spiego.
Vedete, c’è un numero a cui si dovrebbe prestare un’attenzione maggiore di quella che gli viene
dedicata; questo numero è 1,641 ad essere il risultato, approssimato per difetto, del rapporto
esistente tra il numero dei giorni del 2018 sin qui trascorsi e quello dei caduti sul lavoro nello
stesso periodo; quindi mediamente in questopaesedelcazzo, ogni giorno un lavoratore ed un altro,
al 64% del proprio organismo, muoiono e/o cominciano a morire.

Perché parlarne oggi, giorno di festa e di rinascita, nel mentre che i più sono attesi ad una rilassata
frequentazione familiare: godereccia, magari pantagruelica, certamente paciosa e familistica o
amicale e del tutto protesa ad una estasi fisica e morale di ispirazione anche religiosa?.

Perché è proprio in questi momenti che uno schiaffo in pieno viso, un calcio nello stomaco,
un pugno nel bel mezzo dei pensieri, può spingere a rendersi conto in che mondo di merda si
continua a far finta di vivere. O almeno così spero!.

Un mondo letamico, sì!.

Infatti non può essere altra aggettivazione se non questa quella
a qualificare un luogo, nella fattispecie l’Italia, in cui in 92 giorni,
dall’inizio dell’anno, si riscontrano già 151 uomini deceduti
sui luoghi del proprio lavoro e senza che questo accadimento procuri
almeno uno sdegno generalizzato, una presa di posizione diffusa e
crescente, se non in un popolo intero, almeno in un numero crescente
di persone che si rendessero conto del fatto che prima o poi, per incuria,
malaffare, disorganizzazione e/o disinteresse a quel numero potrebbero
aggiungersi proprio loro.
Un mondo letamico propedeutico al quale esiste un popolo di merda ad
esserne il peggiore ed il migliore responsabile e non tanto e non solo per la
propria squallida indifferenza, ma anche e sopra tutto per quella ignavia
congenita che impedisce, a tutti ed ad ognuno, persino di capire quando fosse
arrivato ilmomento di una necessaria e precauzionale legittima difesa.


Ed allora, nel mentre che chi può si accinge alla canonica gita fuori porta e chi non può pensa al perché La nostra ignavia
del proprio non potere, comunque Voi a leggere: sentitevi il polso, palpatevi un po’ qui ed un po’ là,
esaminatevi ad uno specchio, chiedete a chi vi è vicino se gli sembra che stiate bene, giacché, si voglia o no …

una parte di noi si sta già disfacendo!." (F. Briganti)

https://www.facebook.com/francesco.briganti.39


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 Oggetto del messaggio: Re: Nazione Marcia
MessaggioInviato: 04/04/2018, 1:08 
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erding ha scritto:
La nostra ignavia

"… è festa …

Non c’è che dire, e non temo smentite, in questo paese: esodati, licenziati, disoccupati,
persone in attesa di occupazione, ma non ancora in servizio, sono, ciascuno da solo considerato e,
tutti nel loro insieme, dei fortunati della madonna!.
“… è impazzito briganti stamattina … ! “. Non negatelo, qualcuno di voi lo sta certamente pensando e,
se così non fosse, continuando a leggere, sicuramente lo penserà giacché, io, sto per scrivere una
cosa che, nella migliore delle ipotesi, mi farà considerare come un menagramo di prima grandezza,
al punto che il Chiarchiaro, di pirandelliana memoria, sembrerà l’arcangelo Gabriele.

Dunque io affermo, oggi, giorno di pasquetta 2018, che in questo preciso istante un lavoratore,
anzi più di uno, ha già il sessantaquattro percento del proprio corpo in disfacimento ed è nella
fase terminale della propria vita: non lo sa ancora, è di fatto un morto che cammina, ma il suo
destino è segnato e nessuno, né voi, né tanto meno io possiamo farci nulla.

Vengo e mi spiego.
Vedete, c’è un numero a cui si dovrebbe prestare un’attenzione maggiore di quella che gli viene
dedicata; questo numero è 1,641 ad essere il risultato, approssimato per difetto, del rapporto
esistente tra il numero dei giorni del 2018 sin qui trascorsi e quello dei caduti sul lavoro nello
stesso periodo; quindi mediamente in questopaesedelcazzo, ogni giorno un lavoratore ed un altro,
al 64% del proprio organismo, muoiono e/o cominciano a morire.

Perché parlarne oggi, giorno di festa e di rinascita, nel mentre che i più sono attesi ad una rilassata
frequentazione familiare: godereccia, magari pantagruelica, certamente paciosa e familistica o
amicale e del tutto protesa ad una estasi fisica e morale di ispirazione anche religiosa?.

Perché è proprio in questi momenti che uno schiaffo in pieno viso, un calcio nello stomaco,
un pugno nel bel mezzo dei pensieri, può spingere a rendersi conto in che mondo di merda si
continua a far finta di vivere. O almeno così spero!.

Un mondo letamico, sì!.

Infatti non può essere altra aggettivazione se non questa quella
a qualificare un luogo, nella fattispecie l’Italia, in cui in 92 giorni,
dall’inizio dell’anno, si riscontrano già 151 uomini deceduti
sui luoghi del proprio lavoro e senza che questo accadimento procuri
almeno uno sdegno generalizzato, una presa di posizione diffusa e
crescente, se non in un popolo intero, almeno in un numero crescente
di persone che si rendessero conto del fatto che prima o poi, per incuria,
malaffare, disorganizzazione e/o disinteresse a quel numero potrebbero
aggiungersi proprio loro.
Un mondo letamico propedeutico al quale esiste un popolo di merda ad
esserne il peggiore ed il migliore responsabile e non tanto e non solo per la
propria squallida indifferenza, ma anche e sopra tutto per quella ignavia
congenita che impedisce, a tutti ed ad ognuno, persino di capire quando fosse
arrivato ilmomento di una necessaria e precauzionale legittima difesa.


Ed allora, nel mentre che chi può si accinge alla canonica gita fuori porta e chi non può pensa al perché La nostra ignavia
del proprio non potere, comunque Voi a leggere: sentitevi il polso, palpatevi un po’ qui ed un po’ là,
esaminatevi ad uno specchio, chiedete a chi vi è vicino se gli sembra che stiate bene, giacché, si voglia o no …

una parte di noi si sta già disfacendo!." (F. Briganti)

https://www.facebook.com/francesco.briganti.39



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Vengo e mi spiego.
Vedete, c’è un numero a cui si dovrebbe prestare un’attenzione maggiore di quella che gli viene
dedicata; questo numero è 1,641 ad essere il risultato, approssimato per difetto, del rapporto
esistente tra il numero dei giorni del 2018 sin qui trascorsi e quello dei caduti sul lavoro nello
stesso periodo; quindi mediamente in questopaesedelcazzo, ogni giorno un lavoratore ed un altro,
al 64% del proprio organismo, muoiono e/o cominciano a morire.



Leggendo questo, caro erding, non posso che farti la domanda:

QUAL'E' IL SENSO DELLA VITA


L'avevo chiesta a pancho ma evidentemente ha da fare.


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 Oggetto del messaggio: Re: Nazione Marcia
MessaggioInviato: 04/04/2018, 18:22 
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Caro UncleTom, se non sbaglio non è la prima volta che la poni questa ...domandona

“QUAL'E' IL SENSO DELLA VITA” ?

Penso che equivale al chiedersi: Chi sono?; da dove vengo?; dove vado? -

Darsi e dare risposte a queste domande significherebbe conoscere il mistero della vita.

e io, ovviamente, non lo conosco.

“a che vale al pastor la sua vita?” si chiedeva il poeta.

La sua risposta finale era tragicamente triste e senza speranza.

Umanamente parlando risposte certe ed univoche non ce ne sono.

Si deve ricorrere alla trascendenza e alle intuizioni del cuore: avere e vivere coerentemente

una fede con la speranza data dalla pietra che, rotolata due millenni fa, ci ridonava libertà e dignità piena.

Un saluto erding


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 Oggetto del messaggio: Re: Nazione Marcia
MessaggioInviato: 04/04/2018, 18:37 
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UncleTom ha scritto:
erding ha scritto:
La nostra ignavia

"… è festa …

Non c’è che dire, e non temo smentite, in questo paese: esodati, licenziati, disoccupati,
persone in attesa di occupazione, ma non ancora in servizio, sono, ciascuno da solo considerato e,
tutti nel loro insieme, dei fortunati della madonna!.
“… è impazzito briganti stamattina … ! “. Non negatelo, qualcuno di voi lo sta certamente pensando e,
se così non fosse, continuando a leggere, sicuramente lo penserà giacché, io, sto per scrivere una
cosa che, nella migliore delle ipotesi, mi farà considerare come un menagramo di prima grandezza,
al punto che il Chiarchiaro, di pirandelliana memoria, sembrerà l’arcangelo Gabriele.

Dunque io affermo, oggi, giorno di pasquetta 2018, che in questo preciso istante un lavoratore,
anzi più di uno, ha già il sessantaquattro percento del proprio corpo in disfacimento ed è nella
fase terminale della propria vita: non lo sa ancora, è di fatto un morto che cammina, ma il suo
destino è segnato e nessuno, né voi, né tanto meno io possiamo farci nulla.

Vengo e mi spiego.
Vedete, c’è un numero a cui si dovrebbe prestare un’attenzione maggiore di quella che gli viene
dedicata; questo numero è 1,641 ad essere il risultato, approssimato per difetto, del rapporto
esistente tra il numero dei giorni del 2018 sin qui trascorsi e quello dei caduti sul lavoro nello
stesso periodo; quindi mediamente in questopaesedelcazzo, ogni giorno un lavoratore ed un altro,
al 64% del proprio organismo, muoiono e/o cominciano a morire.

Perché parlarne oggi, giorno di festa e di rinascita, nel mentre che i più sono attesi ad una rilassata
frequentazione familiare: godereccia, magari pantagruelica, certamente paciosa e familistica o
amicale e del tutto protesa ad una estasi fisica e morale di ispirazione anche religiosa?.

Perché è proprio in questi momenti che uno schiaffo in pieno viso, un calcio nello stomaco,
un pugno nel bel mezzo dei pensieri, può spingere a rendersi conto in che mondo di merda si
continua a far finta di vivere. O almeno così spero!.

Un mondo letamico, sì!.

Infatti non può essere altra aggettivazione se non questa quella
a qualificare un luogo, nella fattispecie l’Italia, in cui in 92 giorni,
dall’inizio dell’anno, si riscontrano già 151 uomini deceduti
sui luoghi del proprio lavoro e senza che questo accadimento procuri
almeno uno sdegno generalizzato, una presa di posizione diffusa e
crescente, se non in un popolo intero, almeno in un numero crescente
di persone che si rendessero conto del fatto che prima o poi, per incuria,
malaffare, disorganizzazione e/o disinteresse a quel numero potrebbero
aggiungersi proprio loro.
Un mondo letamico propedeutico al quale esiste un popolo di merda ad
esserne il peggiore ed il migliore responsabile e non tanto e non solo per la
propria squallida indifferenza, ma anche e sopra tutto per quella ignavia
congenita che impedisce, a tutti ed ad ognuno, persino di capire quando fosse
arrivato ilmomento di una necessaria e precauzionale legittima difesa.


Ed allora, nel mentre che chi può si accinge alla canonica gita fuori porta e chi non può pensa al perché La nostra ignavia
del proprio non potere, comunque Voi a leggere: sentitevi il polso, palpatevi un po’ qui ed un po’ là,
esaminatevi ad uno specchio, chiedete a chi vi è vicino se gli sembra che stiate bene, giacché, si voglia o no …

una parte di noi si sta già disfacendo!." (F. Briganti)

https://www.facebook.com/francesco.briganti.39



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Vengo e mi spiego.
Vedete, c’è un numero a cui si dovrebbe prestare un’attenzione maggiore di quella che gli viene
dedicata; questo numero è 1,641 ad essere il risultato, approssimato per difetto, del rapporto
esistente tra il numero dei giorni del 2018 sin qui trascorsi e quello dei caduti sul lavoro nello
stesso periodo; quindi mediamente in questopaesedelcazzo, ogni giorno un lavoratore ed un altro,
al 64% del proprio organismo, muoiono e/o cominciano a morire.



Leggendo questo, caro erding, non posso che farti la domanda:

QUAL'E' IL SENSO DELLA VITA


L'avevo chiesta a pancho ma evidentemente ha da fare.
Ci sono Zione ci sono e vi leggo anche se non intervengo.

Mi rifaccio a questa frase del Budda:
L’unico vero fallimento nella vita è non agire in coerenza con i propri valori.

Grande citazione ma non son proprio sicuro di averla sempre osservata.

Ce l'ho messa tutta pero' e questo mi basta

un salutone

_________________
Cercando l'impossibile, l'uomo ha sempre realizzato e conosciuto il possibile, e coloro che si sono saggiamente limitati a ciò che sembrava possibile non sono mai avanzati di un sol passo.(M.A.Bakunin)


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 Oggetto del messaggio: Re: Nazione Marcia
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pancho ha scritto:
UncleTom ha scritto:
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La nostra ignavia

"… è festa …

Non c’è che dire, e non temo smentite, in questo paese: esodati, licenziati, disoccupati,
persone in attesa di occupazione, ma non ancora in servizio, sono, ciascuno da solo considerato e,
tutti nel loro insieme, dei fortunati della madonna!.
“… è impazzito briganti stamattina … ! “. Non negatelo, qualcuno di voi lo sta certamente pensando e,
se così non fosse, continuando a leggere, sicuramente lo penserà giacché, io, sto per scrivere una
cosa che, nella migliore delle ipotesi, mi farà considerare come un menagramo di prima grandezza,
al punto che il Chiarchiaro, di pirandelliana memoria, sembrerà l’arcangelo Gabriele.

Dunque io affermo, oggi, giorno di pasquetta 2018, che in questo preciso istante un lavoratore,
anzi più di uno, ha già il sessantaquattro percento del proprio corpo in disfacimento ed è nella
fase terminale della propria vita: non lo sa ancora, è di fatto un morto che cammina, ma il suo
destino è segnato e nessuno, né voi, né tanto meno io possiamo farci nulla.

Vengo e mi spiego.
Vedete, c’è un numero a cui si dovrebbe prestare un’attenzione maggiore di quella che gli viene
dedicata; questo numero è 1,641 ad essere il risultato, approssimato per difetto, del rapporto
esistente tra il numero dei giorni del 2018 sin qui trascorsi e quello dei caduti sul lavoro nello
stesso periodo; quindi mediamente in questopaesedelcazzo, ogni giorno un lavoratore ed un altro,
al 64% del proprio organismo, muoiono e/o cominciano a morire.

Perché parlarne oggi, giorno di festa e di rinascita, nel mentre che i più sono attesi ad una rilassata
frequentazione familiare: godereccia, magari pantagruelica, certamente paciosa e familistica o
amicale e del tutto protesa ad una estasi fisica e morale di ispirazione anche religiosa?.

Perché è proprio in questi momenti che uno schiaffo in pieno viso, un calcio nello stomaco,
un pugno nel bel mezzo dei pensieri, può spingere a rendersi conto in che mondo di merda si
continua a far finta di vivere. O almeno così spero!.

Un mondo letamico, sì!.

Infatti non può essere altra aggettivazione se non questa quella
a qualificare un luogo, nella fattispecie l’Italia, in cui in 92 giorni,
dall’inizio dell’anno, si riscontrano già 151 uomini deceduti
sui luoghi del proprio lavoro e senza che questo accadimento procuri
almeno uno sdegno generalizzato, una presa di posizione diffusa e
crescente, se non in un popolo intero, almeno in un numero crescente
di persone che si rendessero conto del fatto che prima o poi, per incuria,
malaffare, disorganizzazione e/o disinteresse a quel numero potrebbero
aggiungersi proprio loro.
Un mondo letamico propedeutico al quale esiste un popolo di merda ad
esserne il peggiore ed il migliore responsabile e non tanto e non solo per la
propria squallida indifferenza, ma anche e sopra tutto per quella ignavia
congenita che impedisce, a tutti ed ad ognuno, persino di capire quando fosse
arrivato ilmomento di una necessaria e precauzionale legittima difesa.


Ed allora, nel mentre che chi può si accinge alla canonica gita fuori porta e chi non può pensa al perché La nostra ignavia
del proprio non potere, comunque Voi a leggere: sentitevi il polso, palpatevi un po’ qui ed un po’ là,
esaminatevi ad uno specchio, chiedete a chi vi è vicino se gli sembra che stiate bene, giacché, si voglia o no …

una parte di noi si sta già disfacendo!." (F. Briganti)

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Vengo e mi spiego.
Vedete, c’è un numero a cui si dovrebbe prestare un’attenzione maggiore di quella che gli viene
dedicata; questo numero è 1,641 ad essere il risultato, approssimato per difetto, del rapporto
esistente tra il numero dei giorni del 2018 sin qui trascorsi e quello dei caduti sul lavoro nello
stesso periodo; quindi mediamente in questopaesedelcazzo, ogni giorno un lavoratore ed un altro,
al 64% del proprio organismo, muoiono e/o cominciano a morire.



Leggendo questo, caro erding, non posso che farti la domanda:

QUAL'E' IL SENSO DELLA VITA


L'avevo chiesta a pancho ma evidentemente ha da fare.
Ci sono Zione ci sono e vi leggo anche se non intervengo.

Mi rifaccio a questa frase del Budda:
L’unico vero fallimento nella vita è non agire in coerenza con i propri valori.

Grande citazione ma non son proprio sicuro di averla sempre osservata.

Ce l'ho messa tutta pero' e questo mi basta

un salutone



IN OSSERVANZA AI DETTAMI CHE CI SIAMO DATI SU QUESTO FORUM "SI DISCUTE PER CAPIRE E NON PER AVERE RAGIONE", LA PRIMA RIFLESSIONE CHE FACCIO SULLA TUA RISPOSTA RIGUARDA UN INTERVENTO DI MASSIMO FINI SUL FATTO QUOTIDIANO DI IERI.


MASSIMO FINI RITIENE CHE MATTARELLA NON DEBBA RICEVERE BERLUSCONI NELLA DELEGAZIONE AL QUIRINALE PERCHE' BERLUSCONI E' UN "DELINQUENTE NATURALE".

ALL'ORFANOTROFIO MUSSOLONI, IERI MATTINA, METTEVANO IN EVIDENZA CHE FINI HA EVIDENZIATO IL TERMINE "DELINQUENTE NATURALE" E NON "DELINQUENTE ABITUALE".

CON RIFERIMENTO ALLA FRASE DI BUDDA, DEVO PRESUMERE CHE SILVIETTO L'ABBIA APPLICATA TOTALMENTE.


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Fasanella: sabotare l’Italia, tutti complici dei killer di Moro


Scritto il 18/3/18 • nella Categoria: Recensioni Condividi Tweet

Poi qualcuno si domanda com’è che siamo caduti così in basso – cioè con un tizio come Romano Prodi, il rottamatore dell’Iri, trasformato in paladino del popolo (s’intende: il popolo oppresso dall’Uomo Nero, quello delle tevisioni, delle olgettine e della P2). Al Cavaliere di Arcore, dagli anni ‘90 il copione oppose Prodi, advisor europeo della banca d’affari più famigerata del pianeta, la Goldman Sachs, nonché presidente dell’istituzione più medievale, l’infame Commissione Europea. Lo stesso Prodi che, quando ancora si stava posizionando nella galassia Dc, se ne uscì con una storia pittoresca su Aldo Moro: il nome “Gradoli”, presentato come possibile indizio sulla località della prigionia dello statista sequestrato dalle Brigate Rosse, disse che gli era stato rivelato nientemeno che nel corso di una seduta spiritica. Ancora oggi ci si domanda per quale servizio segreto lavorasse, quel famoso spiritello chiacchierone, mentre c’è chi – come Giovanni Fasanella, autore del bestseller “Il golpe inglese”, scritto con Mario José Cereghino – nel quarantennale della tragica scomparsa di Moro ha le idee più chiare. Dal suo lavoro emerge uno scenario ben poco “spiritico” e molto geopolitico: a eliminare il presidente della Dc sarebbero stati gli stessi poteri che ce l’avevano a morte con l’Italia, al punto da far assassinare il patron dell’Eni, Enrico Mattei, esploso in volo nel 1962 insieme al suo aereo dopo aver terrorizzato le Sette Sorelle offrendo condizioni eque ai paesi petrolieri.
Tutta da riscrivere, la verità su Moro: ora lo sa anche la magistratura, che ha appena ricevuto la dirompente relazione della commissione parlamentare d’inchiesta presieduta da Giuseppe Fioroni. Nel suo nuovo lavoro, “Il puzzle Moro”, edito da Chiarelettere, Fasanella riassume le sconvolgenti conclusioni della commissione: tutti i grandi poteri concorsero al rapimento, affidato alla manovalanza Br. Ma l’autore aggiunge un elemento inedito, altrettanto pesante, tratto dalle carte desecretate dell’archivio di Stato britannico: rivela l’iniziativa di Londra per “sovragestire” l’Italia, con il concorso dei maggiori servizi segreti, a cui Moro (vivo) faceva paura. Fasanella ne ha parlato in due recenti interviste, con Claudio Messoria su “ByoBlu” e poi con Stefania Nicoletti a “Border Nights”, offrendo una sintesi decisamente vertiginosa. Punto primo: nel 1976, due anni prima del sequestro, la Gran Bretagna propone di organizzare un classico golpe militare, in Italia, per bloccare l’azione politica di Moro, considerato una minaccia mortale per gli interessi post-coloniali inglesi, in Medio Oriente e in Africa, dove l’Italia – come già all’epoca di Mattei – sta ridiventando un interlocutore privilegiato per i paesi poveri, in via di sviluppo, impegnati nella grande impresa della decolonizzazione. Seconda notizia: la Francia appoggia con entusiasmo l’idea di schierare carri armati nelle strade italiane. Ma a inglesi e francesi – terza notizia – si oppongono tedeschi e americani.
La Germania, ancora divisa in due e impaurita dall’Urss, teme che possa vacillare lo scudo Nato di fronte alla prevedibile reazione della sinistra italiana, allora fortissima, di fronte a un colpo di Stato militare in stile greco. Quanto agli Usa, la loro intelligence ha ancora le ossa rotte dopo la scandalo Watergate che ha appena travolto Nixon: meglio non impelagarsi in qualcosa di orrendo (e imbarazzante) in Italia. Al che, racconta Fasanella, Londra fa scattare il Piano-B: un progetto “eversivo” per sabotare l’Italia, dall’interno. Il progetto è ancora protetto dal segreto, ammette il giornalista, ma il titolo del dossier compare negli archivi: è la prova che la Gran Bretagna ha programmato precise azioni per destabilizzare il nostro paese. «Non a caso, da allora, esplose in modo inaudito la violenza politica tra gli opposti estremismi». Fino alla crescita rapida ed esponenziale delle Brigate Rosse, che culmina con il caso Moro: un delitto perfetto. Soddisfatti gli inglesi, che insieme ai francesi hanno coronato il loro disegno neo-coloniale (amputare la politica estera italiana, filo-araba e filo-africana), e soddisfatti anche gli americani e i sovietici: i primi temevano che l’apertura di Moro al Pci trasformasse l’Italia in una nuova Jugoslavia, mentre i secondi vedevano in Berlinguer un pericoloso “eretico”, capace di allontanare dall’ortodossia di Mosca gli altri partiti comunisti europei.
Questo spiegherebbe la sostanziale collaborazione di tutte le strutture di intelligence, amiche e nemiche: le une e le altre, interessate a incassare la fine di Moro come risultato politico. Obiettivo principale, in Europa: mortificare le aspirazioni dell’Italia, congelandone la politica. Non andò esattamente così: con Craxi, il paese divenne un protagonista del G7, e l’Italia rialzò la testa anche in politica estera (inaudita la crisi di Sigonella). Quindi, dopo l’inevitabile liquidazione del leader socialista ribelle, arrivò la normalizzazione definitiva: il rigore Ue, la camincia di forza dell’Eurozona, il vecchio Prodi rimesso in campo per raccontare agli italiani le meraviglie dell’euro. Caduto l’ultimo alibi (Berluconi, l’Uomo Nero da odiare) ora affiorano verità scomode, incresciose, che risalgono agli anni ‘70. La trama è sempre la stessa: l’ha raccontata anche Gioele Magaldi, nel bestseller “Massoni”. Tema: impedire, ad ogni costo, che l’Italia diventi importante. Tutte le volte che ci ha provato – con Mattei e Moro, persino con Craxi – ha mandato nel panico i “sovragestori”, i veri signori dell’élite finanziaria (ieri industriale) che detesta la democrazia. Gli unici italiani tollerati, nei salotti che contano, sono quelli prontissimi a obbedire: Prodi e Ciampi, Draghi e Napolitano. Ora – dopo 40 anni – si scoperchia la vera tomba di Moro. Compaiono i veri killer, e si scopre che i mandanti sono ancora in circolazione. Stanno lassù, come sempre, godendosi lo spettacolo del nostro “populismo” inconcludente: una protesta elettorale che non fa paura a nessuno.
(Il libro: Giovanni Fasanella, “Il puzzle Moro”, Chiarelettere, 368 pagine, euro 17,60).


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 Oggetto del messaggio: Re: Nazione Marcia
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SMS PER LUCFIG

LA BANDA CRIMINALE RENZIANA HA BLOCCATO UNA RISPOSTA A PANCHO.

LA LORO INTENZIONE NEI MIEI CONFRONTI E' CHIARA.

MA BLOCCANDO IL DIALOGO BLOCCANO DI FATTO IL FORUM.

CHIEDI AL GESTORE DI MONDOFORUM DI PRENDERE PROVVEDIMENTI.


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 Oggetto del messaggio: Re: Nazione Marcia
MessaggioInviato: 12/04/2018, 15:28 
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La casa editrice EINAUDI, ha inviato nelle librerie italiane l'ultimo libro di GIANCARLO DE CATALDO, dal titolo : L'AGENTE DEL CAOS, nella cui post copertina si legge:

I ragazzi volevano cambiare il mondo. Jay Dark
doveva distruggere i ragazzi. In ogni caso,
il mondo non fu più lo stesso.



La casa editrice EINAUDI, ha inviato nelle librerie italiane l'ultimo libro di GIANCARLO DE CATALDO, dal titolo : L'AGENTE DEL CAOS, nella cui post copertina si legge:

I ragazzi volevano cambiare il mondo. Jay Dark
doveva distruggere i ragazzi. In ogni caso,
il mondo non fu più lo stesso.



Dopo la pubblicazione di un breve romanzo inspirato alla vita
di Jay Dark, agente provocatore americano la cui missione
era inondare di droga i movimenti rivoluzionari degli anni
Sessanta-Settanta allo scopo di annullarne lo slancio,
uno scrittore romano viene contattato da un avvocato
californiano, un certo Flint, che ha letto il libro ed è perplesso.


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