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 Oggetto del messaggio: JHON MAYNARD KEYNES ED EURO
MessaggioInviato: 10/08/2013, 17:56 
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IL ‘ RIFORMISMO RIVOLUZIONARIO’ , KEYNES E LA GRANDE DEPRESSIONE ,
POLITICA ED ECONOMIA.

Questi appunti frammentari sono il tentativo di far dialogare la politica buona con l’ economia politica, qui molto più politica che scienza economica.
Sperando che anche in Italia ci sia un giorno un vero PROGRAMMA COMUNE DELLE SINISTRE per le elezioni politiche.

POLITICA E SCIENZA ECONOMICA : RICCARDO LOMBARDI.

La politica e la scienza economica , Riccardo Lombardi ( 1958 la scienza economica militante nota presente nel libro Lombardi e il feniocottero di Patrignani) :
‘ …mi par dunque di vedere che qualsiasi tentativo di definire la finalità della scienza economica che prescinda dal concetto di alienazione è condannato alla sterilità .
L’ immenso merito di Marx è di aver denunciato l’ alienazione dell’ uomo nei feticci e di averne svelato il processo . ….. senonchè i giudizi di valore, impliciti o espliciti, non sono eliminabili da una scienza che in definitiva ha per oggetto l’uomo e e non le cose ‘.

La crisi attuale è una crisi che per la sua profondità distrugge alla radice il neoliberismo anche quello pietismo e bleriano tanto amato dai progressisti italiani.
Tremonti tra modello sociale europeo riferito alla Fiat !!! e l’ attacco all’ articolo 41 della Costituzione ( luogo in cui nasce il modello sociale europeo) sembra un ‘ ubriaco legato ad un lampione’.
L' art. 41 è il modello sociale europeo.

Per il mezzogiorno d ‘Italia Tremonti ha tolto sembra l’Irap per le nuove attività produttive grande idea quando siamo in presenza di accumulazioni di capitali presenti nel territorio , accumulazioni di capitali proprio quello che manca nel Sud, inoltre le regioni del Sud devono trovare loro le fonti di finanziamento,
come ? semplici chiudendo ospedali licenziando infermieri e medici, riducendo il perimetro dello Stato.

LA CRISI ATTUALE E LA CRISI DEL 1929.

Non è questa la sede per una analisi comparata delle 2 crisi , quello che è certo che piu di una crisi oggi dobbiamo parlare di un altro GRANDE CROLLO .
‘ siamo ritornati indietro di 10 anni’ qualche tecnocrate europeo disse.
Sarà vero ma non è una grande analisi ne una grande proposta.

Il grande crollo del 1929 e la GRANDE DEPRESSIONE ATTUALE possono avere le stesse cause.
Per esempio il ritorno al gold standard da parte di Churchill con una forte rivalutazione della sterlina sul dollaro può avere analogie con la strategia dell’ EURO FORTE proposta dalla Germania e dalla BCE ???
Ha spostato produzioni e sviluppo commercio verso gli USA come è avvenuto nel 1925 ??
Il dubbio potrebbe essere legittimo.

UNA BREVE CRONISTORIA DEL GRANDE CROLLO.

Alcuni indicatori economi nel periodo 1928 e 1929.

‘ Gli anni 20 in America furono un periodo veramente buono. La produzione e l’ occupazione erano elevate e in aumento . …Infine il capitalismo americano si trovava indubbiamente in una fase d’ animazione….L’indice della Riserva federale per la produzione che era 67 nel 1921 sali nel luglio del 1928, e raggiunse 126 nel giugno del 1929 .
( fonte il Grande Crollo Galbraith ).
La rivoluzione manifatturiera settore auto e treni ( fino a giugno 1929 ) può essere confrontata con la rivoluzione settore informatica e servizi fino alla attuale crisi 2008.

In questa contesto di aspettative razionali positive si sviluppo la speculazione finanziaria.
Nel 1928 ‘ comincio sul serio la fuga in massa verso la finzione, elemento essenziale della vera orgia speculativa’.
Mentre un documento ufficiale nel 1928 un anno prima del grande crollo affermava : La borsa è un mercato in cui i prezzi riflettono la legge fondamentale della domanda e dell’ offerta’.
Dice Galbraith ‘ anche l’ uomo piu devoto di Wall Street ….In qualche posto nelle vicinanze, egli pensa , ci sono i grossi personaggi che fanno salire e scendere i titoli’.

Dicembre 1928 : nel 1928 l ‘indice titoli industriali passo da 245 a 331.
La società Radio passò da 85 a 420 ( senza distribuire dividendo) , Du Pont da 321 a 525, Wright Aeronautic da 68 a 289.
Il capitalismo è dinamico nel 1928 sono state 920.550.032 azioni nel 1927 576.990.875 trattate .

Un vero e proprio Luna Park. I contratti utilizzati erano contratti a riporto, vendite a termini con prestiti ed riaquisto ad un prezzo ipotetico piu basso .
Un specie di superenalotto !!!
Gli acquisti di azioni avvenivano a prestito con tassi iniziali al 12% e autunno 1929 periodo del crollo al 20%.

Un insegne economista americanitalian proponeva in Italia nel 2007 di chiudere l’ Inps e investire i soldi accantonati per le pensione in borsa.

Questo economista è ancora a piede libero !!!

Lunedi 21 ottobre 1929 furono vendute 6.091.870 è inizio il grande crollo.
Martedi 29 ottobre 1929 fu la peggiore giornata della storia della borsa a livello mondiale poi ogni giorno venivano vendute 3.300.000 azioni.

La crisi del sistema bancario fu l’ inizio della lunga depressione.

La crisi attuali ha profonde analogie con la crisi del 1929.

Purtroppo il decremento del PIL rende questa crisi piu lunga e più complessa rispetto a quella del 1929.
Questa crisi è la crisi del mercantismo dell’ economia neoclassica e del nelibersmo versione hard americana e soprattutto versione soft e pietistica inglese.

La crisi è profonda strutturale e richiede interventi radicali in europa e in Italia.
Le consegue sociali sono enormi in termini di disoccupazione cassa integrazione e lavoratori poveri.
I lavoratori poveri quelli che qualcuno VERGOGNOSAMENTE chiama i supergarantiti del settore privato sono gli effetti del fenomeno di impoverimento della classe media , lo stesso processo sociale subito dagli operai poveri che vivevano come homeless in america nella crisi del 1929.

E importante chi i poteri forti di fede neoliberista e neoclientelare, che hanno comprato a 200.000 dollari all’ anno intellettuali di sinistra, e che sono i responsabili della situazione italiana si tacciano e facciano autocritica.

Ai socialisti e ai non socialisti, ai militanti del modello sociale europeo spetta un ruolo di analisi e di proposta programmatica di riformismo rivoluzionario.

Lo richiede la situazione economica e sociale.

JOHN MAYNARD KEYNES E LA ‘ GRANDE CRISI’.

La Teoria generale dell’ occupazione , dell’ interesse e della moneta è del 1936, si tratta di una Teoria Generale quindi di un modello astratto e teorico ma è anche il risultato dell’ attività di riflessione dal 1921 in poi.
La Teoria Generale chiude in MODO DEFINITIVO con le teorie marcantiste, neoliberste e apre una nuova epoca di sintesi tra l’ analisi strutturalista del capitalismo di Carlo Marx e l’ analisi economica di John Maynard Keynes. Il marxismo – keynesismo è di fatto il nuovo credo del presidente degli Stati Uniti Obama.
Vista la gravità della situazione economica è’ fondamentale che nei prossimi 12 mesi le lobby neoliberiste si tacciano, si AUTOSOSPENDONO.

LA CENTRALITA' DELLA DISOCCUPAZIONE ANCHE COME PROBLEMA ECONOMICO OLTRE CHE SOCIALE.

Qui ci occuperemo dell’ analisi della nuova grande crisi come una crisi di sistema e quindi della necessaria scesa in campo di Keynes anche come economista delle crisi economiche.

Sommando Cassa Integrazione Ordinaria Straordinaria Strumenti in deroga Disoccupazione Mobilità lavoro nero sfruttamento lavoratori extacomunitari i nuovi lavoratori poveri evasione fiscale per il sistema Italia questa crisi è una crisi strutturale come la crisi del 1929.
Per numeri ed effetti sommando disoccupazione inoccupazione lavoro povero probabilmente è una crisi peggiore a quella del 1929.

Per uscire da questa crisi Keynes ci ha insegnato 4 cose , è necessaria URGENZA, IMMEDIATEZZA DEGLI INTERVENTI , INTERVENTI ECONOMICI NEL BREVE PERIODO, e LA GUERRA.
Per guerra nel 2010 e dentro la Costituzione Italiana intendiamo la GUERRA SOCIALE, unità della comunità contro il nemico ( disoccupazione, basso reddito, impossibilità di benessere sociale).
Il concetto di breve periodo keynesiano verrà definito nella parte più tecnica.

Keynes è probabilmente il più grande teorico dell’ economia di tutti i tempi ma anche lui sbaglia.
Gli impiegati dell ‘ Indipendent Investiment Trust chiesero a Keynes in qualità di condirettore se potevano tramutare presiti da dollari in sterline in previsione della svalutazione della sterlina.
Keynes rispose NO in quanto non ci sarebbe stata alcuna svalutazione. Il giorno dopo il Tesoro inglese comunico l’ uscita dal sistema Gold Standard e la svalutazione della sterlina.
La Indipendent Investiment Trust perse 40.000 dollari.
Chiamato da un giornalista della radio sembra che Keynes abbia dichiarato ‘ Melchiorre o non Melchiorre io sono in malattia, sono in mutua.’
Melchiorre imperversava anche all’ epoca !!!
Se andava in ufficio gli impiegati lo avrebbero malmenato !!

GOLD STANDARD e EURO

In ambito di analisi politica si tratta di capire le analogie tra le politiche di stabilizzazioni dovute al ritorno del gold standard in inghilterra e l’ entrata nell’ Euro per L’ Italia.
Il periodo di regime Gold Standard era dal 1925 al 1931.
Perché il Gold Standard ? l’ oro come valore standard è argomento che oggi non ha importanza politica , all’ epoca si riteneva che la tecnica e la tecnologia e l’ estrazioni di unità marginali di nuove miniere erano correlate. La correlazione rendeva stabile il valore standard dell’ oro.
Secondo la maggioranza degli economisti, razza molto eccentrica !!

La relazione tra Gold Standard ed Euro è di stabilizzare la moneta nel rapporto con il sistema dei prezzi e con i valori di scambio ( importazioni ed esportazioni).

Keynes era contrario all introduzione del Gold Standard nel 1925 voleva che fosse rinviata.
a) avrebbe indebolito la bilancia commerciale dell’ Inghilterra ( diminuzione delle esportazioni)
b) rivalutazione della sterlina del 10 %
c) diminuzione dei salari reali
d) diminuzione dei consumi ( domanda aggregata dei consumi ).
e) Aumenti dei tassi interesse per evitare la fuoriuscita di capitali e conseguente diminuazione del costo del lavoro o in alternativa diminuzione della domanda aggregata di investimenti.

Kyenes propose di tassare le rendite dei titoli esteri negoziati in Inghilterra proposta ancora interessante per l’ Italia su titoli esteri non comunitari.

Da valutare azioni di reciprocità nei confronti dell’ Italia. Dal punto di vista POLITICO è fondamentale individuare politiche economiche e monetarie nella relazione tra SVALUTAZIONE-DEFLAZIONE.

L’ entrata dell’ Italia nell’ Euro probabilmente ha avuto gli stessi effetti dell’ entrata dell’ Inghilterra nel Gold Standard.

La classe politica italiana nuotando nel vino del neoliberismo era completamente impreparata.
Oggi è sorpresa dagli effetti deflattivi .

Anche l’ abbattimento del cuneo fiscale da parte del governo Prodi è stato un fallimento , forse in quanto non ha avuto effetti sui tassi di interesse a breve e quindi sugli investimenti.
La diminuzione del cuneo fiscale in ambito di politiche contrattate e con ‘ aspettative razionali’ positive è cosa diversa da regali unilaterali.
Il cuneo fiscale è stato un panettone , c è chi lo dona e chi lo riceve; chi lo riceve ( imprese ) saluta ciao ciao e se ne va nel caso specifico senza ringraziare.

Molte critiche degli economisti americani Krugman e Roubini all ‘ introduzione dell’ Euro potrebbero avere delle assonanze con le critiche di Keynes al Gold Standard.

LA DISOCCUPAZIONE : KEYNES E LE OPERE PUBBLICHE.

Dice Keynes in ‘ Un programma di espansione’ esortazioni e profezie :’ oggi Aprile 1929 i disoccupati sono 1.140.000.
Questo livello di disoccupazione ci costa…50 Milioni di sterline all’ anno, senza contare le altre forme di assistenza . Dal 1921 ad oggi ai disoccupati…(sono andati) 50 milioni in contanti , ed in cambio non me abbiamo ricavato assolutamente nulla . Una somma del genere sarebbe bastata per costruire milioni di case; sarebbe servita a costruire un terzo delle strade del paese o costruire un fondo sufficiente per mandare gratuitamente al cinematografo tutta la popolazione per l’ eternità’
Noi aggiungiamo tutta la popolazione con esclusione di Tremonti visti i tagli al cinema.
Keynes cita il programma di Lloyd George, 100 milioni di sterline reinserirebbe nella produzione mezzo milioni di individui pari a 2,5 del reddito nazionali (PIL ).
La spese non è elevata rispetto alle perdite e agli sprechi derivanti dalla disoccupazione, dalla INUTILIZZATA CAPACITA’ PRODUTTIVA.

Il concetto di capacità produttiva non utilizzata come vedremo è un concetto fondamentale anche in ambito strettamente politico.

Le critiche a Keynes erano i soliti luoghi comuni, la pubblicazione della Teoria Generale ( 1936) ha spazzato via queste critiche.

1) effetto spiazzamento , l’ espansione del settore pubblico toglierebbe risorse al settore privato.
2) Inflazione
3) Espansione credito uguale inflazione.

L’ effetto di spiazzamento settore pubblico privato esiste quando si raggiunge la piena utilizzazione della capacità produttiva ( nel breve periodo keynesiano in cui gli investimenti sono un dato fisso esogeno).
Il moltiplicatore del reddito aumenta complessivamente il reddito nazionale liberando maggiori risorse economiche anche per i privati.
Ma nella grande crisi 1929 ed nella ATTUALE crisi e nella grande depressione dopo il 1929 ed attuale grande depressione siamo molto lontani dall’ utilizzo della totale capacità produttiva dell sistema economico.

I processi di inflazione sono possibili con aumenti dei prezzi nominali dopo che è stata raggiunto la capacità produttiva massima degli investimenti fissi , in regime di boom economico ma qui siamo molto lontani da questo risultato. In piena crisi economica con disoccupazione elevata non era possibile aspettare ….il mercato dei capitali-investimenti , decisioni di investimenti con diminuzione dei tassi di interesse, i tempi per queste valutazioni sugli investimenti erano troppo lunghi rispetto alle emergenze della situazione economica inoltre tassi di interessi bassi avevano un effetto immediato, la fuoriuscita dei capitali all’ estero.

Il tentativo di produrre lavoro e quindi occupazione con programmi di spesa pubblica può essere finanziato oltre che con i trasferimenti improduttivi ai disoccupati anche con emissioni di titoli di stato che gravano sui 100 milioni di risparmio delle famiglie inglesi ..
Il ruolo dello Stato è anche di attivazione e sviluppo del risparmio dei privati delle famiglie creando lo sviluppo dell’ economia.

( ricordando Don Gallo )


Ultima modifica di antonio77 il 22/10/2013, 23:43, modificato 1 volta in totale.

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 Oggetto del messaggio: Re: KEYNES ED EURO
MessaggioInviato: 10/08/2013, 17:58 
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L’europa neolibersta è i vincoli del Trattato di Maastrciht ossia la Caporetto della sinistra e dei socialisti.( Parte 3)

La mancanza di politiche economiche a livello europeo e a livello nazionale nasce da come la sinistra ha perso la battaglia per una Europa sociale. e del lavoro .
Secondo il Nobel per l'economia Krugman ‘se gli europei finora hanno fallito nel rispondere in modo efficace alla crisi è anche perché "l'integrazione economica e monetaria è andata troppo avanti rispetto alle sue istituzioni politiche: le economie di molte nazioni europee sono legate strettamente quasi quanto le economie di molti Stati americani, ma, diversamente dall'America, l'Europa non ha il genere di istituzioni continentali necessarie per affrontare una crisi che è continentale".

Gli argomenti sembrano apparentemente tecnici ma sono assolutamente politici.
La catastrofe Padoa Schioppa governo Prodi e l’ attuale catastrofe Tremonti governo Berlusconi.

Il professor Pasinetti in un articolo in lingua inglese del 1998 analizzato da Alfonso Gianni nel suo libro GoodBye Liberismo affronta le questioni fondamentali.

I vincoli di Maastricht che hanno avuto un effetto devastante sui paesi europei e in particolare quelli piu deboli.

Il trattato ha avuto effetti devastanti sul concetto unitario di ente stato ( la crisi dello stato nazione)

‘ Per raggiungere quel risultato ( l’ introduzione in Italia della moneta Euro ) ogni paese doveva sottostare a quattro fondamentali condizioni, definite nell’ art.109J del trattato ( cit Gianni )

1) Stabilità dei prezzi , non si discostasse del 1,5 % dai 3 migliori paesi europei.
2) La ‘ sostenibilità ‘ della finanza pubblica con i due famosi parametri il rapporto tra debito pubblico e Prodotto Interno Lordo il 60% e deficit pubblico e PIL il 3%.
3) Il rispetto per i 2 anni precedenti l’ introduzione dell ‘euro la ‘normale’ fluttuazione dei tassi di cambio del sistema monetario europeo
4) La convergenza dei tassi di interesse di lungo periodo.

Particolare interesse per l’Italia sono i 'mitici' parametri 60% e 3%.
La questione è nota come la sostenibilità del debito pubblico .
La tesi di Pasinetti è che non fondamentale stabilire quale è il suo livello IN UN DATO MOMENTO quanto il suo ‘ sentiero di evoluzione temporale’.

Con Francia e Germania si è capito che il prof. Pasinetti aveva ragione,
a livello statico gli indicatori di Francia e Germania sono improvvisamente peggiorati anche rispetto all’ Italia ma visti sul ‘sentiero di evoluzione temporale’ i margini di un miglioramento sono ancora possibili.

Il 3 % è un rapporto tra 2 variabili ( deficit pubblico numeratore e PIL denominatore chiamiamolo ' mister 3% ') quindi in visione dinamica una delle 2 variabili può avere tranquillamente peggioramenti anche quantitativi se l’ altra variabile in progress ha performance di miglioramento.
Inoltre le variabili in gioco solo molto più complesse in quanto sono in connessione anche con la relazione debitopubblico/Pil (chiamiamolo 'mister 60%' ) .
Importante non è la stabilità, l’ immobilismo tra le variabili ma l’ eventuale stabilità del complessivo rapporto tra gli indicatori economici.
Questo è stato il pauroso errore del governo Prodi dovuto a debolezze strutturali nella composizione del governo Prodi.
Aver tenuto fuori dal governo il professor Giorgio Ruffolo ad esempio in ossequi ad ‘economisti senza matematica’ ( come qualcuno con onesta autocritica si è definito) è stato un grave errore.
Sul abbattimento del cuneo fiscale la questione va affrontato piu avanti in ambito di politiche industriali e non abito di politica economica e macroeconomia.

E’ possibile rimanere all’ interno dell’ area di sostenibilità anche in presenza di un deficit permanente, purchè vi sia un tasso di crescita positivo del prodotto interno lordo, che a quel punto può compensare, o piu che compensare, l’ aumento del debito pubblico .
In altre parole, non è affatto obbligatorio diminuire il deficit ed il debito come si sono proposti di fare tanto il governo Prodi tra il 2006 e il 2008 quanto in misura identica l’ attuale governo Berlusconi ( cit Alfonso Gianni ) .

Se aumenta il PIL è falso sostenere che in presenza di deficit aumentano gli interessi per pagare il debito pubblico perché vi in aumento delle entrate dello stato.

E bene che qualche esponente dell’ attuale governo di centro destra diventi un po più dinamico con i più semplici modelli macroeconomici.

Altro argomento importassimo analizzato dal prof. Pasinetti è stato la relazione tra deficit pubblico e risparmio privato.

Sempre rivolto a quegli esponenti dell’ attuale governo di centro destra che hanno una forma mentis conservatrice e un po statica.

Se il cittadino deve ‘ comprare ‘ la scuola media per i figli con la carta di credito a rate come avviene negli Stati Uniti o se per il cittadino italiano non deve comprare la scuola in quanto bene pubblico garantito a tutta la popolazione cambia la struttura del rapporto deficit pubblico e risparmio privato ?
La propensione al risparmio può essere diversa tra pagare una scuola per il figlio o averla come diritto universale garantito.

Se il piccolo agente di commercio che vende bottoni per camicie ha la casa popolare in centro a Milano a 120.000 Lire di affitto mensile ( al tempo del centro sinistra) o se invece oggi con la privatizzazione delle case popolari per avere la casa deve ricorrere al mercato finanziario con un mutuo trentennale di 900 euro mensili c è differenza nella sua propensione al risparmio ?

‘Inoltre osserva Pasinetti, l ‘indebitamento di un paese non è solo dato dal debito pubblico, ma anche da quello privato ‘ (cit . Alfonso Gianni).

‘ In queli anni ( gli anni 80 ) l’ Italia in particolare risulta essere il paese con il rapporto tra debito lordo privato/PIL più basso sia rispetto ai principali paesi europei che rispetto al Giappone e agli Stati Uniti ( Italia 133%, Francia 321 Regno unito 269%)…….. la posizione del debito totale nei diversi paesi ( e come conseguenza, il rischio - paese complessivo )appare molto meno divergente quando si considera l’ indebitamento complessivo , rispetto a quando si concentra l’ attenzione esclusivamente sull’ indbitamento pubblico’( cit. Pasinetti ).


Quindi è falso il luogo comune o comunque è molto riduttivo che il deficit pubblico era dovito alla scellerata politica di espansione della spesa pubblica, ma alla relazione tra attività finanziarie private e defit pubblico.

‘ Se questo è vero ci si dovrebbe aspettare che una diminuzione del rapporto debito pubblico/Pil che si sta ora verificando ( e il processo di privatizzazione delle imprese pubbliche conduce certamente verso questa direzione) , causerà un aumento del debito privato/Pil SENZA SOSTANZIALMENTE INFLUENZARE IL RAPPORTO DEBITO TOTALE / PIL ‘ ( cit Pasinetti).

Pasinetti conclude sostenendo che in parametri di Maastricht sono ‘ semplicemente una follia’.

‘Infatti le norme del trattato di Maastricht e le scelte della banca Centrale Europea sono tra loro strettamente legate e rispondono ad una politica deflativa di bilancio.

Dal quadro delineato si evince che la sconfitta meglio la disfatta della sinistra europea e della area socialista è stata totale una resa incondizionata al neoliberismo in tutte le sue versioni ( blarismo compreso) .

Un modello economico alternativo per una Europa sociale e del lavoro


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 Oggetto del messaggio: Re: KEYNES ED EURO
MessaggioInviato: 12/08/2013, 18:37 
Cita:
Il trattato ha avuto effetti devastanti sul concetto unitario di ente stato ( la crisi dello stato nazione)


E' qui l'equivoco in cui si dibatte ancora la sinistra.

Quello di ritenere possibile un'Europa "sociale e del lavoro" basata sulle attuali nazioni.

Il progetto europeo ha un senso solo a condizione del superamento degli enti stato, per i quali, presi singolarmente, è insostenibile qualunque politica sociale ed economica capace di reggere al mondo globalizzato.

Maastricht andava visto quindi come il passaggio necessario della limitazione delle sovranità nazionali, propedeutico ad un nuovo stato federale dotato della necessaria rappresentanza e legittimazione democratica per attuare politiche sociali e del lavoro all'unico livello sostenibile: quello europeo.

Sta qui la sconfitta della sinistra: quella di essersi arrocata nella difesa delle sovranità nazionali e di non aver portato la battaglia contro il liberismo al livello della conquista di istituzioni democratiche europee, capaci di contrapporsi allo strapotere della finanza.


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 Oggetto del messaggio: Re:Jhon Maynard KEYNES ED EURO
MessaggioInviato: 22/10/2013, 23:30 
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Per Mariok

la tesi facciamo gli stati uniti dì europa lo sentita ultimamente in televisione da casini e da altri politici.

a) la costituzione europea
chi si è imbattuto nel documento costituzione europea anche solo per alcuni articoli verifica che l' Europa non ha una COSTITUZIONE !!
si tratta di un documento tecnico amministrativo meglio di prassi amministrativa, un 'regolamento'
l' esatto contrario di una COSTITUZIONE.
I referendum di Francia e Olanda con esito negativo hanno buttato nella spazzatura quel tentativo di costituzione.
Probabilmente l' assenza di una costituzione europea è dovuta a differenze insanabili tra stati su Lavoro, ruolo dello stato, politica e mercato.
Cosi si è consumato in europa il tradimento della costituzione italiana ma non solo quella italiana.

b) le istituzioni europee.

Il parlamento europeo non ha un potere legislativo , è follia ma è cosi , solo con il trattato di Lisbona ha acquisito un potere legislativo residuale.
La commissione europea , ha il potere legislativo semplificando, diciamo che attiva il processo legislativo , per partecipare alla commissione europea devi essere fotogenico e non avere alcuna idea politica.
Barroso fa eccezione sul....fotogenico.
Consiglio d' europa sono i governanti , tutto il potere dell' europa lo hanno i governanti.
Grande Rivoluzione !!

Il superpotere in Europa è un banchiere Draghi privatizzatore di aziende strategiche italiane.

Caro Mariok se questa è la situazione attuale dell' europa
dove vuoi andare ?

Il federalismo lo fai per scissione o per unificazione.
Nel nostro caso sarebbe per unione , ma cosa unifichi ?

Il fallimento della pseudocostituzione europea insegna.
Con chi la fai questi Stati Uniti d ' europa , con Polonia, con Slovenia e con Ungheria ? con Gran Bretagna ?

Ci sono in europa posizioni contrapposte su lavoro, ruolo dello stato in economia, nella relazione
tra stato e mercato , ruolo del parlamento in una repubblica parlamentare
insomma ci sono problemi anche nella lunghezza dei cetrioli.

Unico strumento giuridico per un gli stati uniti d' europa sarebbero le cooperazione rafforzate,
ma un strumento che non funziona neanche nelle assemblee di condominio.

I tempi per arrivare ad un processo federativo quali sono ?
30 anni , 50 anni ???

nel lungo periodo siamo tutti morti , ( Keynes)

( continua)


Ultima modifica di antonio77 il 23/10/2013, 20:41, modificato 2 volte in totale.

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 Oggetto del messaggio: Re: JHON MAYNARD KEYNES ED EURO
MessaggioInviato: 23/10/2013, 11:17 
Cita:
nel lungo periodo siamo tutti morti , ( Keynes)


forse non ce ne siamo accorti, ma siamo già morti... e non credo nelle resurrezioni, tanto meno dello stato (socialista) nazionale, né me lo auguro.


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 Oggetto del messaggio: Re: JHON MAYNARD KEYNES ED EURO
MessaggioInviato: 11/12/2013, 0:25 
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Per capire la rivolta sociale
LA PROLUSIONE DI DIEGO FUSARO : 'SOVRANITA ED EGEMONIA DEL POLITICO SULL ECONOMICO'

http://www.asimmetrie.org/past-events/e ... -dalleuro/


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 Oggetto del messaggio: Re: JHON MAYNARD KEYNES ED EURO
MessaggioInviato: 04/10/2014, 21:35 
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Iscritto il: 11/03/2012, 22:41
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l' euro sta distruggendo il progetto di cultura progressista denominato EUROPA, COMUNITA EUROPEA, l' europa di oggi è l' europa del mercato unico e dei mercati globalizzati con la svalutazione del lavoro.
la proposta del prof. GALLONI è l' unica proposta europeista oggi possibile, una CONFEDERAZIONI DI STATI AUTONOMI LEGATI DA PROGETTI REALI DI ECONOMIA REALE e non legati da una moneta antistorica come l' EURO, una moneta privata che i singoli stati devono 'comprare' indebitandosi.
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DIBATTITI / IL PROFESSOR NINO GALLONI SPIEGA PERCHE' LA VALUTA A CORRERE I MAGGIORI RISCHI NON E' IL DOLLARO, MA L'EURO.
mercoledì 16 luglio 2014
Il secondo semestre del 2014 si apre con un conflitto importante che, apparentemente, parte da alcune forniture militari, ma arriva alla quintessenza dei rapporti monetari internazionali e di cui la “punta dell’iceberg” è rappresentata dalla querelle USA–Francia sulle conseguenze della pesante multa alla Banque National de Paris (BNP) e soprattutto della limitazione postale ad effettuare libere compensazioni internazionali in dollari.

Ma andiamo con ordine: la Francia assicura alla Russia una importante fornitura militare riguardante navi denominate MISTRAL da trasporto di mezzi anfibi ed elicotteri di supporto. Gli USA comminano una multa di quasi 9 miliardi di dollari a BNP per contratti con paesi colpiti da “embargo” come Siria, Iran e Cuba nonché – questo è il punto – impedimenti ad utilizzare la moneta statunitense per effettuare compensazioni internazionali. Putin definisce una ritorsione tale episodio. La BCE, sospinta dalla Banque de France, annuncia un protocollo d’intesa con la Banca Centrale della Cina, nell’utilizzazione del Renminbi e dell’Euro, ma non del dollaro, per gli scambi tra Europa e Sud Est asiatico.

La Francia non è nuova a queste situazioni: ricordate la polemica con il Regno unito durante la guerra delle Malvine per l’uso degli “exocet” da parte degli Argentini?

Ma questa volta la posta in gioco è diversa: è partito l’attacco al dollaro come moneta (di riserva nello scambio) internazionale. Che dietro possano esserci i BRICS – soprattutto la Cina e la Russia – o il malessere “euro–europeo” non c’è dubbio, ma, allora, quali potrebbero essere le conseguenze di tale dinamica premesso che lo status di valuta di riserva ha contraddistinto l’esistenza stessa degli imperi commerciali da quando esiste il concetto moderno di moneta?

Su tale aspetto esiste una notevole confusione tra osservatori, commentatori (vedi ad esempio, Luigi Zingales, L’Espresso del 6 giugno 2014) e gli stessi economisti.

Nel passato, e fino al termine delle guerre mondiali, la moneta era risultata saldamente legata all’oro: ma un conto era tale moneta, utile per gli scambi (e le compensazioni inter-nazionali) ed un altro la moneta locale (erede del “bullione”), quella nazionale (a corso legale) e, infine, quella fiduciaria (emessa dai privati e soprattutto dalle banche, per avventura denominata in valuta legale): vedi il mio “Moneta e società”, edizioni Sì, 2013.

Dopo gli accordi Bretton Woods del 1944, il dollaro servì da principale moneta internazionale: esso stesso era legato ad una conversione in oro pari a 35 dollari per oncia e questo assicurava una reciproca stabilità dei cambi. Vi fu un contrasto profondo tra le posizioni di Keynes e quelle americane che prevalsero, ma, alla fine, il punto fu che gli USA potevano stampare moneta (o, come dice Zingales “stoffa”) di riserva senza altro limite che assicurare, appunto, la conversione di essa nel pregiato metallo a favore dei “non residenti” che lo chiedessero.

Ad un certo punto si scoprì (1971) che non era più possibile garantire quella conversione (guarda caso anche allora fu una richiesta della Francia di De Gaulle a far saltare il banco); ma gli USA continuarono a stamparne a go go.

Il che non avrebbe comportato problemi irrisolvibili se gli USA stessi si fossero limitati a progetti, investimenti ed operazioni economicamente sostenibili: le capacità produttive e tecnologiche, infatti, a partire dal XX secolo – a differenza di tutta la storia precedente – sono sufficienti a garantire tutti i beni ed i servizi richiesti.

L’inflazione derivò dall’uso improprio della moneta stessa sui circuiti internazionali, si cominciò dai petrodollari, la svalutazione dei cambi, ecc.

Adesso è chiaro che, da una parte, gli USA vogliano continuare a godere del privilegio di stampare la moneta internazionale “ad libitum” (vedi il quantitative easing e le guerre a quanti abbiano osato opporsi), dall’altra, che i BRICS vogliano opporsi.

In mezzo l’euro, ovvero l’Europa che non condivide, apparentemente (Trattati europei, rifiuto del quantitative easing, ecc.) il metodo USA, ma che, grazie all’attuale gestione della BCE è pronta a fare (quasi) lo stesso. Risultato: un eccesso di liquidità per finanziare qualunque follia speculativa, ma ben poco per lo sviluppo, se le politiche economiche continueranno ad aspettarsi miracoli dai privati lesinando risorse (che sarebbero disponibili e “gratuite”) agli Stati ed alle loro spese pubbliche produttive e socialmente necessarie.

Per gratuiti si intende il recupero della moneta esogena (emessa dagli Stati) per finanziare opere utili, necessarie, economiche.

Ma la guerra è cominciata: sotterranea ed anche palese. La Francia, in difficoltà, tenta questa via. Si parla di morte del dollaro ma è l’euro che rischia maggiormente!

Il ritorno alle monete nazionali ed alla piena sovranità degli Stati risolleverebbe l’Europa, un’Europa confederale non “centralizzata” e, tuttavia, portatrice di progetti intercontinentali, di valori di civiltà e quant’altro.

Ma se si contesta il dollaro e si propongono altre valute, quale sarà la moneta internazionale qualora le compensazioni non siano reciprocamente a somma zero?

Si parla, quindi, di ritorno all’oro (la Cina, infatti, detentrice di dollari e titoli di stato USA ne ha acquisito quantità impressionanti): ma sarebbe un fatale regresso, incompatibile con le potenzialità di sviluppo del pianeta e degli stessi BRICS.

Insomma, il ritorno all’ (età dell’) oro sarebbe insostenibile; l’unica sostenibilità la neutralizzazione della moneta rispetto alle capacità ed alle esigenze di sviluppo economico, civile e culturale in rapporto alle potenzialità di ciascuno. Una neutralizzazione già tecnicamente acquisita e che, tuttavia, la cultura non ha ancora fatta propria, con conseguenze devastanti per la civiltà e le condizioni dello sviluppo economico sostenibile.
il nord

Autore: Prof.Nino Galloni - economista.

in ricordo del prof. FEDERICO CAFFE del quale il prof. Nino Galloni è stato assistente.


Ultima modifica di antonio77 il 05/10/2014, 16:34, modificato 1 volta in totale.

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 Oggetto del messaggio: Re: JHON MAYNARD KEYNES ED EURO
MessaggioInviato: 05/10/2014, 1:12 
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Iscritto il: 21/02/2012, 19:25
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Son tutte verita quelle che ha postato, Antonio. Purtroppo questi sono gli italiani. Se pensi che per far scendere il Berlusca al 12% ci son voluti 20 anni mentre in altri Paesi sarebbe scomparso dalla vita politica il giorno dopo, questo la dice tutta o no?

Un salutone da Juan

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 Oggetto del messaggio: Re: JHON MAYNARD KEYNES ED EURO
MessaggioInviato: 25/12/2014, 1:31 
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Iscritto il: 11/03/2012, 22:41
Messaggi: 103
incredibile questo saggio del prof. vianello
scritto nel 2005.
scritto prima della crisi economica, ma il prof. vianello aveva previsto tutto.
bastava leggerlo prima.
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https://doc-14-9s-docs.googleuserconten ... hhq434r7ph


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