elezioni amministrative 2016

E' il luogo della libera circolazione delle idee "a ruota libera"
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camillobenso
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Re: elezioni amministrative 2016

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Sondaggi elettorali: Pd perde due punti, M5s +1. E a Roma Raggi avanti su Giachetti al primo turno

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/04 ... o/2630815/
camillobenso
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Re: elezioni amministrative 2016

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IN UN PAESE COME QUESTO LA CORRUZZIONE NON FINIRA' MAI.




Regalino del governo a Giachetti: "Un miliardo in arrivo per Roma"
Il candidato Pd si appropria di un provvedimento del governo e lo usa per la sua campagna. E il Tar esclude il "nemico" Fassina



Anna Maria Greco - Sab, 14/05/2016 - 08:27
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Roma - L'accusa la sintetizza il candidato sindaco di Roma appoggiato da Fi, Alfio Marchini: «Bene, noto che il governo fa campagna elettorale».


Lo dice dopo che il suo avversario dem Roberto Giachetti ha tirato fuori l'asso dalla manica, in un confronto all'Ance con gli altri contendenti per il Campidoglio. «Il 24 presenteremo lo Sblocca Roma - ha detto - con il sottosegretario De Vincenti. Mettiamo in campo lo sblocco di un miliardo di investimenti privati che sono fermi».

All'incontro nella sede nazionale dell'associazione dei costruttori, il campione del centrosinistra, renziano di ferro, si appropria così di un provvedimento del governo e lo utilizza per la sua campagna elettorale, dando già un appuntamento nei prossimi giorni in cui parlerà nel dettaglio di come intende utilizzare, sempre se vincerà la poltrona da primo cittadino, i fondi per le opere private che non riescono ad arrivare al termine per problemi soprattutto burocratici.

«E vabbè, dai, così son capaci tutti!», sbotta la candidata della destra e della Lega Giorgia Meloni. Vuol dire che a Giachetti piace vincere facile, con l'aiutino di Palazzo Chigi. Basta scartare una buona notizia fornita dall'amico Matteo, avere il vantaggio di potersi organizzare con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, amico anche lui, su quattro cose da dire in conferenza stampa e il gioco è fatto. Alla Meloni che sbuffa per la scorrettezza, Giachetti risponde con una battuta che ricorda il «pranzo della pace» tra il sindaco Gianni Alemanno e il leader della Lega Umberto Bossi del 2010: «Voi facevate i patti della pajata!». E intanto Giachetti incassa un'altra (per lui) buona notizia: il Tar conferma l'esclusione di Fassina e le sue liste.

Rimane il fatto che quella di Palazzo Chigi sembra una strategia non solo romana per sostenere i suoi candidati declinando, secondo le esigenze, il decreto Sblocca Italia nelle varie città. È successo a Napoli, dove si voterà, con il Patto per la Campania da quasi 10 miliardi, firmato da Renzi con il governatore De Luca e al fianco sempre il sottosegretario De Vincenti: un impegno a grossi investimenti in infrastrutture, cultura, ambiente, attività produttive.

Il non detto dietro a questi annunci è chiaro: «Votatemi alle amministrative, perché grazie all'asse con il capo del governo otterrò il massimo da questi accordi, nei tempi più breve e nel modo migliore per la città». Nel caso di Giachetti, oltre all'appoggio di Renzi c'è quello del presidente della Regione, Nicola Zingaretti e anche i ministri sono pronti a scendere in campo con iniziative per Roma funzionali a dar lustro al Giachetti candidato.

Il quale la sua carte ha scelto di giocarsela al forum organizzato dai costruttori romani, ben sapendo quanto il settore conti per la capitale e anche quanti voti sposti. E lì Giachetti ha anche proposto di sostituire il classico assessore all'urbanistica con uno unico alla «rigenerazione e ai lavori pubblici, tenendo insieme due competenze prima divise». Poi ha aggiunto: «Roma è una città ferma e incompiuta. Quindi prima di ragionare su altro bisogna fare un'opera di manutenzione e rigenerazione di quello che c'è, partendo da territori e periferie ferite».

L'unica a disertare l'incontro è stata la concorrente M5S Virginia Raggi, ribattezzata «candidato-convitato di pietra». Mentre la Meloni ha rilanciato l'idea di spostare in periferia ministeri e Campidoglio per decongestionare il traffico e Marchini di «una fase di grande rinascita e recupero e riconversione dell'industria edilizia». Solo il renziano Giachetti poteva tirar fuori un miliardo per sbloccare le opere private.
camillobenso
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Re: elezioni amministrative 2016

Messaggio da camillobenso »

VI RICORDATE SODOMA E GOMORRA???

LA STORIA SI RIPETE, ANCHE SE IO NON CAPISCO PERCHE'


A livello nazionale, il Pd è ancora primo partito

OGGI E' DI MODA SODOMA E CAMORRA, CHE STANNO ANDANDO ALLA GRANDE.




ELEZIONI
Amministrative: lo scenario elettorale a Milano, Torino, Napoli e Roma
Secondo il sondaggio Demopolis, in tutte le metropoli chiamate al voto si profila un ballottaggio. Ma la sfida più incerta è nella capitale: dove è favorita per arrivare al secondo turno è la candidata 5 stelle Virginia Raggi. Alle sue spalle, partita a tre tra Marchini, Meloni e Giachetti.
A livello nazionale, il Pd è ancora primo partito
20 maggio 2016

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iospero
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Re: elezioni amministrative 2016

Messaggio da iospero »

Napoli, capitale mediterranea. Con de Magistris un’alternativa praticata e funzionante

Per evitare l’affermazione di de Magistris, Renzi sta dando fondo, con la consueta eccessiva spregiudicatezza, a tutte le sue carte. Stato e antistato. Dalle discutibili riunioni in prefettura cui partecipa, anziché il sindaco in carica, la candidata (peraltro votata a sicura sconfitta) Valente, al ricorso agli altrettanto discutibili voti del centrodestra, con l’intermediazione di Verdini e simili che pescano nei tradizionali, e a volte un poco equivoci, bacini clientelari. E’ chiaro che non gli va giù la prospettiva di una riconferma del sindaco zapatista. Anche perché De Magistris, ereditando una situazione a dir poco disastrosa dal punto di vista finanziario e sociale, ha avviato con successo un risanamento basato sulla partecipazione dei cittadini e l’utilizzo collettivo dei beni comuni esistenti. Un indirizzo politico e di governo, come si può ben capire, diametralmente opposto a quello perseguito con scarsi risultati da Renzi. Non politica degli annunci per carpire consenso a buon mercato, ma capacità di porsi in ascolto profondo e permanente delle esigenze di fondo della cittadinanza, senza promettere impossibili miracoli, ma garantendo il funzionamento di una cinghia di trasmissione costante fra istituzioni e cittadini, volta al continuo miglioramento del governo di una città difficile e complessa, ma anche ricca di potenzialità culturali, umane ed economiche.

In questo senso Napoli è diventata un laboratorio in cui un tessuto eterogeneo di cittadini e attivisti di spazi liberati hanno contribuito alla creazione delle condizioni materiali per la riconferma di Luigi de Magistris. Prendiamo ad esempio Massa critica, che si definisce come “l’insieme di persone, collettivi, comitati, associazioni e reti sociali che hanno deciso di intraprendere un percorso politico aperto alla città, che aspira a costruire una grande agorà popolare, mettendo al centro il desiderio di discussione, partecipazione e decisione sul governo del territorio”. Il relativo sforzo si articola su vari tavoli: democrazia ed autogoverno, beni comuni, lavoro, reddito e finanza pubblica, cultura, ambiente e diritto alla città; così si sono sviluppate proposte ed anche critiche che hanno dato una scossa all’agenda politica del governo cittadino. Massa critica ha promosso di recente un partecipatissimo dibattito di piazza, con la presenza tra gli altri dello stesso De Magistris e di due esponenti di primo piano di un’altra importante esperienza di municipalismo mediterraneo, quella di Barcellona.

Un confronto che ha posto le basi per un programma condiviso che, nei prossimi anni, dovrebbe portare al riconoscimento di assemblee popolari e nuove istituzioni di democrazia partecipativa. Un altro fenomeno interessante in quest’ottica è poi costituito da Napoli in comune, una lista di appoggio a De Magistris formata da partiti, associazioni e movimenti della città, tra i cui candidati voglio segnalare l’avvocatessa Elena Coccia, giurista democratica e vicesindaco della città metropolitana di Napoli, da sempre impegnata per i diritti delle donne e dei più deboli. La cultura rappresenta, come dovrebbe essere per ogni città italiana, una grande risorsa da sfruttare per migliorare la qualità della vita dei cittadini e innescare circoli virtuosi a tutti i livelli. Da tale punto di vista si può citare un’iniziativa di buon livello attualmente in corso che è il maggio dei monumenti, denso di incontri e di visite, volta al tempo stesso a ricostruire, su solide basi storiche, l’identità collettiva e a incentivare il turismo.

Parlando di identità collettiva e di storia non si può prescindere dal carattere di vera e propria capitale mediterranea che Napoli ha sempre avuto e che oggi deve ritrovare nel contesto del globalizzazione, dopo i decenni della decadenza prima laurina e poi democristiana e berlusconiana. Tutta l’area mediterranea, oggi penalizzata ed umiliata dalle politiche germanocentriche e recessive dell’Unione europea, che sta tragicamente terminando nelle disumane e irrazionali politiche dei muri, deve ritrovare una propria valorizzazione per disinnescare i veleni dello scontro tra civiltà, che fa comodo solo agli estremisti e fondamentalisti dell’una e dell’altra parte. Il municipalismo può costituire una via d’uscita alla crisi attuale, come dimostrato da esperienze come quella della Rojava, dove kurdi, arabi, turcomanni, assiri ed altri hanno saputo costruire una democrazia funzionante nel bel mezzo della guerra con un nemico spietato come l’Isis e con alle spalle un altro nemico potente e spregiudicato come la Turchia del dittatore Erdogan.


Proprio il contrario, sia detto per inciso, della riforma renziana che vede, a dispetto del suo finto nuovismo, la restaurazione dei poteri centralizzati e la rimessa in auge dei vecchi modelli clientelari che vedono le persone non come cittadini attivi ma come passivi destinatari, nel migliore dei casi, di effimere mancette. Per tutti questi motivi, l’affermazione di un’amministrazione come quella di De Magistris che, insieme a quella della partecipazione democratica, ha tenuto alta la bandiera dell’autodeterminazione e dei diritti umani per tutta la regione, dal Kurdistan al Sahara occidentale alla Palestina, deve costituire il 5 giugno un segnale importante contro lo svuotamento della politica e della democrazia e l’autoritarismo dei poteri forti che stanno devastando il nostro paese e il pianeta inter

Sembra che De Magistris faCCIA UN BUON LAVORO, noi non abbiamo i mezzi e le conoscenze per condividere i buoni risultati e scegliamo le informazioni dai giornali per farci un'idea.
Se la partecipazione dei cittadini da e ha dato dei risultati positivi io credo che le forze di sinistra dovrebbero sostenerlo e non differenziarsi e pretendere di essere migliori.
iospero
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Re: elezioni amministrative 2016

Messaggio da iospero »

De Magistris, con lui 580 candidati
Del Giudice guiderà «Solo Napoli»
Forse 13 liste col sindaco. Dialogo anche col movimento civico vicino a Umberto Ranieri. C’è anche una «civica di sinistra» con Pulcinella nel simbolo

Sarà perché un sindaco uscente può fisiologicamente contare sempre su un appeal, quindi su un apparato più forte degli sfidanti. E sarà pure perché le primarie del Pd non hanno dato garanzie al variegato mondo del centrosinistra. Ma pare proprio che il sindaco di Napoli stia facendo incetta di lista che sostengono la sua candidatura. Si va da «Napoli in Comune», quindi Sel, Rifondazione, Comunisti italiani, Partito del Lavoro, Unità delle Sinistre e l’area di «Possibile», che fa riferimento a Pippo Civati; all’altra lista che si chiama «Napoli bene comune», che ha come simbolo Pulcinella. Ci sono poi le due liste che sono di diretta emanazione del sindaco: «demA» che sarà guidata dall’assessore Alessandra Clemente, e «Con de Magistris sindaco per Napoli», che schiererà tutti i consiglieri comunali attualmente in maggioranza col sindaco. Due liste che, complessivamente, presenteranno 80 candidati al Comune (40 a testa) e 480 nelle dieci municipalità (24 per ogni Municipio). Ma c’è una novità dell’ultima ora, la rivela Claudio de Magistris che sta organizzando le liste per il fratello: «Vista la grande richiesta di sostenerci stiamo concretamente valutando di fare una seconda lista di demA». Una sorta di «demA2», quindi, che ovviamente si chiamerà in un altro modo. Sosterranno de Magistris anche Raimondo Pasquino, che non sarà candidato ma che con David Lebro lavora all’allestimento della lista dei moderati «La città»; e la lista «Solo Napoli», rete di associazioni, comitati e cittadinanza attiva dei vari territori della città che vedrà come capolista il vicesindaco, Raffaele Del Giudice.

Con de Magistris dovrebbero esserci anche i Repubblicani di Giuseppe Ossorio, con i quali il dialogo è avviato; e i Verdi, che il 19 marzo indicheranno Stefano Buono come segretario cittadino e poi, subito dopo, dovrebbero annunciare che la loro lista — autonoma — sosterrà de Magistris. Saranno della partita, a sostegno del primo cittadino, anche tre liste di ispirazione autonomista e meridionalista: il «Partito del Sud»; «Mò-Unione Mediterranea», lista ispirata dall’ex assessore di de Magistris, Marco Esposito; e i «Meridionalisti Democratici». Dialogo aperto di de Magistris anche coi Socialisti e con il movimento civico «Per Napoli», che ha avuto come padre spirituale Umberto Ranieri. Spiega sempre Claudio de Magistris: «Potremmo superare le dieci liste che sposano il progetto di Luigi, vedremo». Ci riuscirà? Presto per dirlo. Ma le avvisaglie ci sono, perché alla fine le liste vicine al sindaco potrebbero esser addirittura 13. Intanto ieri l’ultimo annuncio di sostegno a de Magistris è arrivato da «Azione civile», che «sosterrà a Napoli la candidatura di Luigi de Magistris». «Siamo convinti — hanno detto in una nota congiunta Antonio Di Luca e Alfredo Visconti, referenti campani del Movimento fonato da Ingroia — che il progetto dell’attuale sindaco sia l’unico in grado di consentire alla città una crescita sostenibile sia sotto il profilo economico che civile e culturale». Non si sa bene, però, se «Azione civile» farà una propria lista oppure chiederà spazio per propri candidati nelle liste del sindaco».

Sindaco che dovrà vedersela col Pd, con Lettieri e, rispetto a cinque anni fa, anche con l’M5S che mette in campo Matteo Brambilla, scelto con le «Comunarie» ma poi finito ingenerosamente nel mirino di alcuni sfottò on line per il fatto di essere lombardo di nascita (seppure napoletano di adozione). Cosa che, sebbene sia un suo avversario, neanche sindaco non è piaciuta: «Gli avversari politici vanno sempre rispettati, non vanno sopravvalutati e nemmeno sottovalutati», è stato il commento di de Magistris per gli «sfottò» a Brambilla. «A me spiace dover avere un avversario del movimento», ha spiegato de Magistris, «perché ritengo che tante battaglie sono state le nostre, tante lotte le abbiamo realizzate». Il primo cittadino non demorde e continua a rivolgersi ai grillini: «Io parlo all’elettorato dei Cinque Stelle», dice, «al di là della candidatura di Brambilla perché credo che insieme possiamo rafforzare la costruzione di una città autonoma rispetto alle politiche del Governo Renzi». «Napoli», è stato il suo ragionamento, «è una città molto difficile da governare e noi abbiamo dimostrato di avere le capacità. Noi andiamo avanti, rispettiamo tutti. Non temiamo Lettieri, i candidati del Pd e così anche per Brambilla dalla Brianza».

Sembra che ci siano proprio tutti.
Napoli è un caso da esportare in tutta ITAlia
camillobenso
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Re: elezioni amministrative 2016

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LEZIONI AMMINISTRATIVE 2016

Elezioni Torino 2016: tutti contro Fassino. Assalto al Gianduiotto Magico
Elezioni Amministrative 2016
di Vittorio Pasteris | 27 maggio 2016
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Se l’importanza di Torino nel panorama nazionale si valuta dall’eco mediatico dell’elezione del prossimo sindaco della città della Mole i torinesi devono prepararsi al peggio. Delle elezioni a Torino si è parlato pochissimo a livello nazionale. Anche a livello locale il tono è soporifero nonostante non siano mancati colpi di scena con candidati annunciati, ricusati, ripresi e tematiche scottanti di fondo. La tenzone elettorale a Torino è stata molto sabauda, quasi sonnacchiosa, anche se i temi del possibile scontro sono decisamente tanti: evidentemente nessuno voleva passare per troppo aggressivo. Risultato: i sondaggi riportano che quasi un torinese su due non andrà a votare o si asterrà. Intanto i politici continuano a riempire di faccioni le vie e di santini le buche delle lettere. Forse non gli hanno spiegato che oramai il voto va cercato ma soprattutto coltivato nel medio periodo e in Rete.

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Cos’era successo alle ultime elezioni? Aveva vinto, quasi stravinto, Piero Fassino e il Pd di quei tempi, riconosciuto ai tempi come “di sinistra”. Fassino era ritornato a Torino dopo la carriera politica nazionale ed aveva trovato la sua città rinnovata ma indebitata come nessun’altra, quasi in default finanziario, dopo anni un po’ troppo di cicale piuttosto che di formiche. Una Torino alla ricerca di una sua dimensione che ha dimenticato la sua fama di città di manifattura e produzione industriale, ma che grazie al suo Politecnico e a un substrato di cervelli pensanti, mantiene un ruolo importante nell’innovazione e nell’imprenditoria. Una Torino in cui è rimasto al potere nei posti nevralgici quel gruppo di persone legate a potentati politici ed economici che oramai tutta l’opposizione chiama il Sistema Torino, un’oligarchia politico – economica – amicale che paradossalmente oramai si è addirittura ristretta, quasi un Gianduiotto Magico, simile al Giglio Magico toscano di Matteo Renzi.

In questi 5 anni Fassino ha cercato di pilotare Torino fuori dal tracollo economico ma molti dei suoi assessori non si sono decisamente dimostrati all’altezza. Il sindaco per troppo tempo è stato impegnato in vicende fuori da Torino, per poi rientrarci in maniera troppo evidente solo negli ultimi mesi.
In questi 5 anni il Pd è diventato da un partito di sinistra – centro, partito di centro – centro.
In questi 5 anni Torino ha sofferto una crisi economica devastante in cui si dimena ancora, a cui poco sono serviti proclami e iniziative. I giovani che possono se ne vanno, quelli che restano fanno quello che possono.
In questi 5 anni in Consiglio comunale l’opposizione vera l’hanno fatta i consiglieri dei 5 Stelle e quelli della destra, mentre quelli di centrodestra si sono spesso addormentati, per non dire di rappresentanti post berlusconiani che sono clamorosamente confluiti nel Pd.

Risultato di questo e altro ancora: quasi senza far campagna elettorale a inizio 2016 il Movimento 5 Stelle e la sua candidata sindaca Chiara Appendino si sono trovati accreditati di un buon 25% degli elettori. Segno che tutto lo sfolgorio comunicativo del fuoco amico di Fassino non è bastato. Qualcosa non ha funzionato anche perché il sindaco ha capito da subito che stava perdendo i sostenitori di sinistra. Le componenti di sinistra, della città., vicine ai sindacati hanno deciso di correre da sole in due versioni con Giorgio Airaudo e Marco Rizzo. Per il centrodestra e dintorni le cose come a Roma con sigle e candidati in libertà. Ha tentato la volata lunga Roberto Rosso che in primavera ha tappezzato la città con la sua faccia. Osvaldo Napoli è stato quasi subito il prescelto di Berlusconi ma non è mai riuscito a portarsi dietro molto altro. Ultimo arrivato ma forse il personaggio più interessante, il notaio Alberto Morano che ha cercato di mettere insieme intorno alla sua persona e al suo fare moderato destra e Lega Nord. Poi ci sono un’altra decina di candidati, tra cui qualcuno con idee da tenere da conto.

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Ma da subito si è capito che il duello era Fassino-Appendino e soprattutto che Torino, il villaggio di Asterix, in cui da decenni non si vedeva un sindaco che non fosse di sinistra o qualcosa di assimilabile, è una città contenibile e che la Appendino potesse davvero farcela a vincere al ballottaggio. Il Pd e i suoi alleati sono andati nel panico cercando di raggranellare alla meglio tutti i consensi possibili anche con metodi vagamente poco ortodossi. Non si sono accorti forse che il voto dei cittadini è oramai in libera uscita e libero come non mai.

Gli ultimi sondaggi prima del loro blackout pre-elettorale parlano di un primo turno con un Fassino intorno al 40% e Appendino poco sotto il 30%. Se non ci saranno cataclismi difficilmente ipotizzabili si arriverà quindi al ballottaggio ed è difficile capire come può andare a finire: Fassino pare prevalere nei sondaggi ma dell’1-2%, una quota decisamente poco rassicurante.
Il Movimento 5 Stelle ha realizzato una campagna molto lunga con una Chiara Appendino dai toni rassicuranti e l’espressione delle sue competenze piuttosto che lo scontro frontale con lo status quo. Nel frattempo nel Movimento 5 Stelle si è consumata la frattura con il suo compagno di consigliatura Vittorio Bertola, che non sarà neanche nella rosa dei candidati assessori.

Certo è che fra il 5 e il 19 giugno 2016 a Torino se ne vedranno di belle come non mai.
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Re: elezioni amministrative 2016

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I ROBOT VENGONO IMPIEGATI ANCHE IN POLITICA



AMMINISTRATIVE 2016
Ignazio Marino: “Giachetti è agli ordini di Renzi. Meno autonomo lui della Raggi”
«L’hanno scelto solo perché risponde direttamente al capo. È tra i responsabili del debito mostruoso di Roma e ha imbarcato tutti quelli che si sono coalizzati con la destra per mandarmi via. Lui stesso sa di non essere capace di fare il sindaco. La candidata grillina? Una donna con una forte personalità. Ma anche Fassina potrebbe avere molti voti dei miei sostenitori». Parla l’ex primo cittadino della Capitale
DI ALESSANDRO GILIOLI
02 giugno 2016



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camillobenso
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Re: elezioni amministrative 2016

Messaggio da camillobenso »

Di certo i dipendenti non voteranno per Sala.




Sala non paga i fornitori Expo: due aziende italiane falliscono
Due aziende che hanno lavorato per Expo di aprire in tempo sono fallite per i mancati pagamenti. Sala: "Non posso rispondere"


Claudio Cartaldo - Ven, 03/06/2016 - 13:54
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Andatelo a dire ai 160 operai che da oggi non hanno più un lavoro che la gestione di Expo da parte di Beppe Sala è stata tutto rose e fiori.


Andatelo a dire alle due aziende italiane che sono state costrette e fallire per i mancati pagamenti dei lavori (già fatti) per l'Esposizione universale e mai pagati dalla società di Expo.

Le due aziende fallite
Hanno lavorato giorno e notte per permettere ad Expo di partire in corsa. Anche Beppe Sala ha più volte ringraziato i lavoratori e le aziende che hanno reso possibile l'Esposizione. Ma non li ha pagati. E così sono fallite. Siamo a Barzana, in provincia di Bergamo. La Tecnochem è l'impresa che ha realizzato i materiali per costruire il ponte sull'Autostrada A4. Erano 60 i dipendenti impegati nelle lavorazioni. Ma ora non ne è rimasto nemmeno uno. Dal 6 aprile, scrive FanPage, la Tecnochem è in mano al curatore fallimentare. Il motivo? “Expo avrebbe dovuto pagarci a maggio, in concomitanza con l’apertura del sito espositivo, – spiega a Fanpage Maria Luisa Rosignoli, l’ex titolare della Tecnochem – poi i pagamenti sono slittati di volta in volta prima a giugno, poi a luglio, poi abbiamo capito che qualcosa non andava. Di questi 2 milioni di euro di credito che noi pensavamo di ricevere in quell’anno non abbiamo visto nulla, e il mancato introito di una cifra del genere nella nostra azienda ha scombussolato tutto. Se ci avessero pagato i 2 milioni di euro che avanzavamo noi non saremmo stati costretti a chiudere. Circa 65 persone, più gli agenti, che perdono il lavoro è un dramma per la società”.

La seconda azienda ad averci rimesso nel lavorare per Expo è la Stratex, impresa in provincia di Udine, che ha costruito tra le altre cose il padiglione della Cina. "Pensate quante competenze ci sono volute per realizzare il padiglione cinese, – spiega Francesco Gerin, segretario della Fillea Cgil del Friuli Venezia Giulia – il ragazzo che ha fatto il progetto c’ha lavorato giorno e notte per finirlo in tempo, solo un’azienda come la Stratex poteva realizzare in Italia una struttura di quel tipo. Adesso degli 80 lavoratori non lavora più nessuno e gli stabilimenti sono tutti chiusi". Anche se il curatore fallimentare, Maurizio Variola, "Expo non c’entra niente", l'azienda senza i soldi di quei lavori di certo non ha migliorato la sua situazione.

Le aziende del Distretto 33
Ci sono anche le aziende del Distretto 33 nel calderone delle imprese sedotte e abbandonate da Expo. Sono state loro a realizzare l’Open Air Theater. Nel consorzio, infatti, 15 aziende aspettano di ricevere 1,2 milioni di euro da Expo.

“Una sentenza del Tribunale civile di Padova – ha detto l’avvocato Alessandro Cortesi, il legale del Distretto 33 - ha stabilito che i miei assistiti possono rifarsi anche su Expo per i crediti non corrisposti e non solo sull’intermediario dell’appalto: la Consortile per Expo 2015 scarl”. Insomma: potrebbero anche pignorare l'Albero della Vita.

“Il nostro intento non è quello di non far lavorare le altre persone, ma essere regolarmente pagati per i lavori che abbiamo fatto, – aggiunge Enrico Parolo, un piccolo imprenditore che da Expo avanza 200 mila euro – bloccare l’Albero della vita e l’Opern Air Theater è una cosa che potremmo fare, ma noi siamo gente che lavora”.

Beppe Sala non risponde
E il canditato sindaco per Milano del Pd, che sulla sua esperienza alla guida di Expo ha costruito la campagna elettorale, cosa risponde? Nulla. Beppe Sala, infatti, ha fatto sapere a Fanpage che "non posso rispondere su cose che non gestico oramai da mesi, quello che mi han detto è che sono stati fatti stanziamenti per pagare tutti i crediti, ma per poter pagare dei crediti la società deve avere il parere dell’avvocatura e dell’Anac per una questione di totale regolarità, quindi quando ci saranno gli ok di questi due enti pagheremo tutti".

Insomma: aspetta e spera. Ma intanto le aziende sono fallite
aaaa42
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Re: elezioni amministrative 2016

Messaggio da aaaa42 »

per dare un po di vivacità alla sinistra in Italia un po tanto sonnolenta propongo 2 quiz
primo quiz se al secondo turno vanno giacchetta e Pancho Meloni chi vorreste ?
secondo quiz se al secondo turno vanno Parigi e Salotto chi vorreste ?
preambolo doroteo
e ovvio che a Roma si vota primo turno fassina ed eventualmente secondo turno mov 5 stelle e a Milano Basilio Rizzo ed eventualmente secondo turno come a Roma.
vediamo ora il primo quiz ,
se al primo posto mettiamo il lavoro e la lotta contro la disoccupazione
gli indicatori politici sono il no al neoliberismo il no a questa Europa il reddito minimo garantito le mense per i diversamente ricchi la moneta complementare lo sviluppo di politiche economiche per la piena occupazione
io escludo in questo caso astensionismo
chi vorreste ?
io a Roma non avrei dubbi io vorrei Pancho Melanina.
solo un pazzo amante dei diritti sociali voterebbe il pd il pittibimbo il giacchetto
Basaglia direbbe per il pazzo che vota giacchetto ,ci ho ripensato apriamo i manicomi.

però sono un gay si medio borghese sono un bravo manager ho la BMW questo anno io e il mio compagno andiamo a Cuba a fare le vacanze culturali
per chi voterebbe il nostro amico gay ?
per l amante della famiglia mamma single ma con spermatozoi regolari ?
qui entra in campo pittibimbo caro amico gay noi del pd abbiamo fatto fatti non parole

noi del pd regolarmente sposati ma aperti di mente non bigotti con moglie molto intelligente abbiamo fatto la rivoluzione culturale per te e dopo tutto questo casino amico gay non mi dai il voto ?
sui diritti della persona il gay guarda giacchetto triste triste si ottura il naso e vota giacchetto.
pittibimbo dichiara alla direzione del pd abbiamo dato il .......alla destra adesso diamo il.......alla sinistra.

a Roma oggettivamente la sinistra sociale deve votare se il ballottaggio fosse tra giacchetto e Melania la sinistra deve votare Melania.
ma la sinistra dei radicali della borghesia i progressisti del te all aloe questi devono votare giacchetto.
i socialisti devono essere sempre sempre socialisti e votare Melania.
tra Parigi e salotto ? chi voteresti ? ( continua )
aaaa42
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Re: elezioni amministrative 2016

Messaggio da aaaa42 »

l ipotetico secondo turno a Milano tra Parigi e Salotto sarebbe simile al secondo turno tra il ferrarista in panda e giacchetto a Roma.
cercando un approccio basato sulla metodologia della dialettica tra Parigi e Salotto la prima domanda sarebbe dove sta la sinistra e dove sta il socialismo ?
la risposta oggettiva non ci sta .
la seconda domanda è chi e il più progressista dei 2 ?
sembra dico sembra che il più progressista sia Parigi.ma progressista de che ?
sui temi del lavoro ha cercato di dire qualcosa una specie di minipiano del lavoro roba piccola insignificante un po' pietistica ma comunque qualcosa ha cercato di dire sul primario tema del Lavoro.
invece su tema immigrazione e un prigioniero politico della lega . non parla balbetta.
invece a sorpresa salotto sull' immigrazione ha centrifugato il cervello e ha detto qualcosa di diciamo progressista.
in verità dalla sinistra tedesca vengono posizione diverse
comunque per la sinistra sono tutti e due invotabili quindi in questo caso puramente di scuola a mio avviso astensione.
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