LEGGE ELETTORALE

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UncleTom
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Re: LEGGE ELETTORALE

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Con un poco di zucchero

la pillola va giù

la pillola va giù

la pillola va giù

Basta un poco di zucchero

e la pillola va giù

tutto brillerà di più!


https://www.youtube.com/watch?v=mrDOc7DaBJk

^^^^^^^^



Politica in stallo

L'Italicum e la Consulta, quella piccola corte sempre più potente


La decisione sulla legge elettorale la prenderà un conclave silente e paludato. Che vive di riti e rifiuta la trasparenza. Ma conta sempre di più, nel vuoto del Parlamento
di Denise Pardo
24 gennaio 2017


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L’archivio è previsto persino dal regolamento, ma chi avrebbe avuto il potere si è ben guardato dal costituirlo. Non c’è traccia dell’attività della Corte Costituzionale. «Coperta dall’oblio eterno in ossequio a una sbagliata concezione del segreto» ha scritto il giudice emerito Sabino Cassese, «la Corte ha deciso di cancellare i documenti della sua storia. Nessuno dei più segreti atti di Stato è mai rimasto coperto per sempre dal segreto».
Una prassi che non esiste in nessun’altra Corte al mondo, il contrario di quella Suprema americana, inno alla trasparenza. Il sontuoso palazzo della Consulta, secoli fa di proprietà pontificia rimesso a nuovo un attimo dopo il tramonto dei Borgia, resta inespugnabile all’esterno. Ma, nessun altro luogo in questo momento è più centrale. E più misterioso.

Una prassi che non esiste in nessun’altra Corte al mondo, il contrario di quella Suprema americana, inno alla trasparenza. Il sontuoso palazzo della Consulta, secoli fa di proprietà pontificia rimesso a nuovo un attimo dopo il tramonto dei Borgia, resta inespugnabile all’esterno. Ma, nessun altro luogo in questo momento è più centrale. E più misterioso.

In uno scenario globale dove tutto si svela, la Corte costituzionale continua a rimanere un enigma. Il papa ha un account Twitter, il Quirinale anche, persino l’ultranovantenne regina d’Inghilterra non si è sottratta. Ma la Corte non informa. Se trapela qualcosa è un oltraggio. Al massimo materializza un laconico comunicato stampa firmato «dal Palazzo della Consulta» a opera forse di un Belfagor del posto, ossessiva custode della delicatezza del ruolo. E delle implicazioni e possibili chine di pressioni politiche, ben conscia che davanti a lei si staglia l’ombra del Quirinale, con il monito presidenziale di un ex giudice costituzionale, Sergio Mattarella, il primo a aver attraversato la strada.

C’è la fitta nebbia del potere intorno ai riti, ai ritmi, alle segrete stanze, alle posizioni dei suoi giudici, giuristi, magistrati, politici, spesso quirinabili, come Cassese, Conso, Amato, riuniti nella sala del consiglio, un tavolo ovale, i microfoni neri, gli affreschi alle pareti. Pochi alieni a quel mondo hanno varcato il portone. Molti hanno scritto dei privilegi, gli stipendi, le auto blu, gli autisti, l’immunità, il costo del funzionamento oltre 60 milioni di euro all’anno. Se ne conoscono i componenti e anche i patimenti ogni volta che vanno scelti e nominati, 31 sedute e altrettante votazioni un anno fa per assegnare dal Parlamento tre posti vacanti da mesi. Per il Pd il costituzionalista Augusto Barbera, massimo esperto di leggi elettorali, non un fan del Mattarellum; per i Cinque Stelle il suo collega Franco Modugno, e per Area Popolare Giulio Prosperetti, giuslavorista e giudice della Corte d’Appello della Città del Vaticano.

Con una politica sempre più debole, incapace di dare risposte e certezze, la Corte è diventata l’unico topos risolutivo. Nel Palazzo che protegge e ripara, i tredici giudici, dovrebbero essere quindici, un trio di cinquine nominate dal Colle, dal Parlamento e dalle alte magistrature, abbigliati due-tre volte l’anno come una pièce in costume, Giuliano Amato con i volants della camicia e la toga d’ordinanza è da dipinto di Goya, hanno studiato la costituzionalità delle leggi più importanti degli ultimi anni (ogni norma può essere rimessa alla Corte), gli ultimi governi hanno dato molto lavoro, Berlusconi in testa.

E ora il segno della futura governance del Paese spetta di nuovo alla Corte con il responso più atteso di quel che resta dell’amministrazione Renzi: la costituzionalità dell’Italicum, relatore il giurista Nicolò Zanon, ex laico del Csm, vicino al Pdl, anche consultato dall’ex Cavaliere per un parere pro veritate. Il 24 gennaio il giorno x, data di partenza in un senso o nell’altro della legge elettorale di una sconosciuta nuova era politica.

I giudici hanno l’obbligo della discrezione, ha ricordato questa settimana incupito il presidente emerito Gustavo Zagrebelski dopo che sulla sentenza clou dell’11 gennaio, quella sul Jobs Act, ancora il governo Renzi sulla graticola, chiusa con un no al referendum della Cgil sull’articolo 18, un sì per quelli su voucher e appalti, sono scappati all’esterno particolari scandalosi.

Per esempio che la relatrice Silvana Sciarra, giuslavorista di Firenze indicata dal Pd, seguace, secondo alcuni colleghi più moderati, più di Maurizio Landini che del suo vero maestro Gino Giugni, avrebbe voluto allargare la consultazione referendaria anche all’articolo 18. Posizione contraria a quella di Amato, il vincitore del confronto, in campo con Prosperetti e Mario Rosario Morelli, magistrato della Corte di Cassazione, i relatori degli altri due referendum.

Sui giornali è uscita anche la conta dei voti, otto a cinque, una proporzione di contrari troppo alta per la media tacitamente consentita perché «il punto essenziale per capire il lavoro della Corte è il principio di collegialità», ha specificato una volta la vice presidente Marta Cartabia, allieva del presidente emerito Valerio Onida, scelta da Giorgio Napolitano (come Amato, Daria De Pretis e il presidente Paolo Grossi) segnalata a un certo punto perfino come quirinabile. E così stimata da provocare uno sconquasso dopo la nomina a vice presidente che sarebbe spettata a due giudici ben più anziani. Tanto che ora, pazienza per il regolamento, i vice presidenti sono dovuti diventare tre, oltre a lei, Giorgio Lattanzi, presidente di sezione della Corte di Cassazione e Aldo Carosi, consigliere dalla Corte dei Conti. In realtà, la promozione era propedeutica alla poltrona più alta della Corte secondo un brain storming di Napolitano e Cassese uno dei pochi giudici a rifiutare lui la presidenza arrivata di diritto per anzianità di nomina ma di brevità di durata rispetto alla naturale scadenza. Dettaglio che non turba tutti, visto che il circolo dei presidenti emeriti è affollatissimo da chi ha accettato di presiedere soltanto per poche settimane: un mese e 14 giorni Vincenzo Caianiello, tre mesi e due giorni Giuliano Vassalli, tre mesi e 4 giorni Giovanni Maria Flick, tre mesi e dieci giorni Giuseppe Tesauro, battezzati nello slang della Corte i “balneari”.


Con i suoi legni dorati, i damaschi di seta, i lampadari dalle cento luci, i corridoi silenziosi, la Consulta ha un clima da conclave. Per le cerimonie i commessi aiutano la vestizione, la toga nera rassettata a Diana De Petris, ex potente rettore dell’università di Trento, il collare dorato da posizionare a regola d’arte al presidente Paolo Grossi, professore di Storia del diritto italiano, stimatissimo anche se, per segnalare lo snobismo giuridico dell’ambientino, alcuni costituzionalisti puri non dimenticano l’argomento della sua tesi discussa nel 1955, secondo le biografie, sul regime giuridico delle abbazie benedettine nell’Alto Medioevo italiano.

Per Cassese la Corte è un misto tra un convento e un collegio di studenti. Nel 2015 ha osato l’inosabile scrivendo “Dentro la corte”, diario sulla sua esperienza di giudice, intento apprezzato e normale nelle aule di Yale, meno alla Consulta. Senza citare nemmeno un nome ha memorizzato i nove anni «incandescenti» segnati da sentenze storiche. Sul tavolo della Camera di consiglio, tra pennichelle, bigliettini che passano da un giudice all’altro, giudici che hanno studiato e altri meno diligenti, sono stati esaminati il lodo Alfano, l’ammissibilità dei referendum sulla legge elettorale, il caso delle intercettazioni al Presidente della Repubblica, la costituzionalità del Porcellum. Ma anche leggi che segnano pesantemente la vita privata delle persone, com’è stato il via libera alla fecondazione eterologa o le udienze pubbliche sulla “Rettificazione giudiziale di attribuzione di sesso” o persino la “Mancata depenalizzazione dell’ingiuria tra i militari”.

I giudici si danno subito del tu e si chiamano per nome. In Camera di consiglio il “vicino di banco”, soprannominato così come alla scuola materna, del primo giorno rimane lo stesso per nove anni. La Corte diventa un gruppo. I padroni del diritto sono molto competitivi sulla qualità giuridica delle argomentazioni e meno esigenti sul menù che trovano alla buvette all’ultimo piano del palazzo mentre il secondo è riservato solo ai loro uffici.

L’obiettivo è favorire la comunicazione lontano da occhi indiscreti quando durante “la settimana bianca”, che non è dedicata al pattinaggio su ghiaccio, ma è quella senza sedute pubbliche e di consiglio, si studia, ci si confronta in incontri a due, massimo a tre. Secondo le fonti, anonime perché terrorizzate, non c’è affiliazione automatica tra i giudici di nomina parlamentare, tra i giuristi o i magistrati. Valerio Onida, invece, stando a Milano nella “settimana bianca” percepiva al suo ritorno che i romani si erano scambiati idee e punti di vista.

La prima donna nominata alla Corte è stata Fernanda Contri, poi Maria Rita Saulle. Per lungo tempo, la Cartabia è stata l’unica in mezzo a soli colleghi maschi, solo dopo sono arrivate Sciarra e De Petris. «La Corte non è tra gli organi più solleciti a realizzare la parità di genere», ha ammesso Amato. «Ora su 15 giudici tre sono donne. E sono fiducioso perché c’è stato anche un momento in cui se ne vedeva una sola circondata da quattordici maschi come non capitò nemmeno a Biancaneve perché i nani erano sette, esattamente la metà».
Adesso, via via che la data del responso sull’Italicum si avvicina, l’atmosfera si surriscalda e la Corte entra nel mirino di chi teme la contaminazione politica, il condizionamento (difficile dimenticare, l’episodio, rivelato dall’Espresso, del giudice Luigi Mazzella a cena con Silvio Berlusconi al tempo del lodo Alfano, eccezione non commentabile).

Ritornano a galla annosi interrogativi. In un paese in cui si cambia legge elettorale quanto i premier è giusto ricorrere ogni volta alla Corte? Poi, si domanda qualcuno, è stata una scelta tecnica o politica aspettare il 24 gennaio allontanando così le elezioni anticipate? Forse è arrivato anche il momento di costituire un archivio, magari prendendo esempio dal Conseil constitutionnel francese che dopo venticinque anni rende pubblici i suoi verbali, evitando misteri e arcani. Molti anni fa in America Bob Woodward, quello del Watergate, e Scott Armstrong hanno pubblicato un memorabile libro sulla Corte suprema, titolo «The Brethren» i confratelli. Chissà cosa scriverebbero della Consulta.

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http://espresso.repubblica.it/attualita ... e-1.293881
iospero
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Re: LEGGE ELETTORALE

Messaggio da iospero »

Dal 2014 i magistrati dell'alta Corte percepiscono 360 mila euro l’anno ( prima era di più ), e il suo presidente, che con l’indennità di funzione arriva a 432 mila euro lordi, sono i più pagati del mondo. Lo dimostra una ricerca dell’economista dell’Università Bocconi Roberto Perotti, attualmente esperto di Palazzo Chigi. I giudici britannici percepiscono, in sterline, l’equivalente di 235 mila euro lordi, in Canada siamo all’equivalente di 217 mila euro, 234 mila per il presidente. Negli Stati Uniti il compenso in dollari del presidente equivale a 173 mila euro e quello dei giudici è inferiore di 7 mila euro. Meno della metà, quindi, di quanto mediamente guadagnino i quindici giudici italiani (attualmente tredici, perché il Parlamento ne deve ancora nominare due).

Sono pagati tanto, ma per fare cosa ? visto che la maggior parte della stampa aveva già da tempo raggiunto lo stesso risultato circa l'Italicum.
UncleTom
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Re: LEGGE ELETTORALE

Messaggio da UncleTom »

IN FONDO AL POZZO NERO GUARDATI A VISTA DA CHI SOSTIENE IL BUNGA-BUNGA, E SOTTO UNA MAREA DI MACERIE


Mi sorprende non poco questa uscita dei vescovi:
"La politica non ha fatto il suo mestiere"

Dopo secoli che impongono la loro politica sullo Stato italiano in gestazione prima, e sullo Stato italiano in essere, poi, non si capisce a cosa si riferisce questa uscita.

Perché si lamenta il segretario generale della CEI????

La Consulta, che non è stata brillante in questo passaggio, ha mandato all’aria qualche piano della CEI???????

Un piano legato a chi e a che cosa??????



Italicum, l'affondo dei vescovi: "La politica non ha fatto il suo mestiere"
Dopo il parere della Consulta sulla legge elettorale, la Cei rimprovera i politici: "Non è normale un Paese in cui la magistratura detta tempi e modi all'amministrazione"
Marta Proietti - Gio, 26/01/2017 - 16:02
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"Mi pare che sia sotto gli occhi di tutti che ci siano due leggi elettorali frutto del lavoro della magistratura. Non è normale un Paese in cui la magistratura detta tempi e modi all'amministrazione, vuol dire che la politica non ha fatto il suo mestiere".

A dirlo il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, parlando della sentenza della Consulta sull'Italicum. Conclude Galantino: "La politica deve riflettere e interrogarsi su questo".
Intanto gli animi politici sul parere della Consulta sono piuttosto caldi. Nel Partito Democratico la sinistra interna frena la voglia di voto della maggioranza del partito. Secondo Roberto Speranza la Consulta "ha smontato il cuore dell'Italicum", sul quale il governo Renzi aveva posto la questione di fiducia. Per questo avvisa i suoi: "Chi nel Pd ha stappato bottiglie faccia dunque una riflessione e lavori perché il Parlamento si riappropri della potestà legislativa e vari una nuova legge elettorale, perché con la sentenza di ieri passiamo dalla legge più maggioritaria del mondo a una totalmente proporzionale e il proporzionale puro significa che per fare un governo bisognerà fare le larghe intese, uno scenario da evitare".

Il Movimento 5 Stelle è per andare al voto subito: "Ormai non ci sono più alibi, la legislatura è terminata il 4 dicembre: occorre restituire la parola agli italiani ed andare subito al voto" e per questo chiedono che sia approvato "in un giorno il Legalicum, emerso dalla decisione della Consulta, con i dovuti correttivi per il Senato".
Più o meno sullo stessa linea Sinistra italiana. "Occorre - dicono i capigruppo di Camera e Senato – innanzitutto armonizzare i sistemi elettorali tra Camera e Senato. Come emerge dalla sentenza della Consulta il Parlamento può andare nella direzione di una legge di impianto proporzionale che metta definitivamente in archivio la stagione del governo del Capo. Accanto a questo è necessario intervenire sul rapporto eletto-elettore. I cittadini chiedono chiarezza su chi mandare in Parlamento".
lilly
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Re: LEGGE ELETTORALE

Messaggio da lilly »

la contraddizione stà nel dire che bisogna aiutare i poveri e la famiglia ma poi una parte degli ecclesiastici invita a votare a destra.Ma è pensabile poter risolvere i problemi sociali votando a destra?
UncleTom
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Re: LEGGE ELETTORALE

Messaggio da UncleTom »

IL KAOS IN FONDO AL POZZO NERO







Berlusconi: "Impensabile che la Consulta scriva la legge elettorale"

Berlusconi commenta la decisione Corte Costituzionale: "La norma deve essere espressione del Parlamento"
Luca Romano - Gio, 26/01/2017 - 19:34
commenta


"Non è pensabile che in una democrazia sia un organo giurisdizionale e non legislativo a scrivere la legge elettorale".

"Ora decida il parlamento"
In un’intervista esclusiva sul Foglio di domani con il direttore Claudio Cerasa, anticipata sul sito del Foglio, Silvio Berlusconi parla a tutto campo e spiega la sua road map per arrivare al voto. "Non è pensabile che in una democrazia sia un organo giurisdizionale, e non un organo legislativo, a scrivere la legge elettorale". Su Gentiloni, tra le altre cose, dice Berlusconi: "Ho stima di Gentiloni e ne apprezzo lo stile e alcuni gesti, ma noi siamo e rimarremo all’opposizione di un governo che è espressione del Pd ed è sostanzialmente identico al precedente".
Berlusconi prosegue parla anche di finanza ed economia: "Generali come Mediaset è una grande impresa italiana che credo sia bene rimanga in mani italiane, anche perchè custodisce una parte significativa del nostro risparmio gestito. La politica e le autorità di controllo devono fare la loro parte, non interferendo con il libero mercato, ma garantendo il rispetto delle regole".
lilly
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Re: LEGGE ELETTORALE

Messaggio da lilly »

il parlamento in merito alle tv private deve fare una legge anticoncentrazione in cui esiste un limite al possesso azionario per impedire che qualcuno controlli l'informazione
UncleTom
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Re: LEGGE ELETTORALE

Messaggio da UncleTom »

...IN FONDO AL POZZO NERO, SOMMERSI DALLE MACERIE...


Mentre "Libero" apre con:

La folle corsa alle urne

Renzi è fuori come un balcone

Matteo trama per suicidare Gentiloni e votare a giugno. Ha fretta di tornare al potere e sbaglia i conti:
il Pd non ha i consensi sufficienti per ottenere il premio di maggioranza. Con il referendum, oltre la poltrona, l'ex premier ha perso la sinderesi.


Il Giorno scrive in prima pagina:

Effetto Consulta : è paralisi

ProiezioneEcco come sarebbe la Camera con l'Italicum corretto. Nessun vincitore
Berlusconi: così non va. Renzi: correzioni rapide o subito al voto.


Italicum, "nessun vincitore se si vota a giugno". Rischio paralisi
Gli esperti concordano: nessuna forza raggiungerebbe il 40%

di FRANCESCO GHIDETTI
Ultimo aggiornamento: 27 gennaio 2017
Italicum, cosa cambia e i nodi aperti

Italicum, cosa cambia e i nodi aperti

Italicum, Grasso: "Intesa tra i partiti sulla legge elettorale"
Roma, 27 gennaio 2017 - Nessun vincitore e scenari difficili da prevedere. I numeri raccontano la paralisi prossima ventura. Ci ragionano scienziati della politica e sondaggisti. Al centro, essenziale, la questione delle alleanze. Capitolo spinoso che turba le notti di molti protagonisti del Palazzo. Il dopo-Consulta, con una legge di fatto proporzionale, pone interrogativi cui è difficile rispondere. Per Fabrizio Masia, al 23 gennaio, il Pd era attestato sul 31,7 per cento. I grillini sul 28,3. Per Swg, ieri, i democratici erano avanti sui pentastellati di quasi cinque punti: 31,8 contro 26,7. Se andiamo a cercare le cifre di Nicola Piepoli (23 gennaio) il partito di Matteo Renzi era al 32,5 contro il 27 del gruppo di Beppe Grillo.

Sondaggi o meno, comunque, la situazione è seria. Non esiste una forza politica in grado, da sola, di raggiungere la fatidica soglia del 40 per cento che garantirebbe il premio di maggioranza. «Nessun dubbio – attacca Marco Valbruzzi, ricercatore dell’Istituto Cattaneo di Bologna –, grosso modo, se si votasse a giugno, ci troveremmo, stante così le cose, in una situazione simile all’esistente. Ragionevole sostenere che si formerebbe un governo a trazione democratica con elementi della destra ‘responsabile’. Un ennesimo compromesso. Se poi guardiamo alla Camera, al netto di possibili sorprese, la declinazione numerica mi pare chiara: 30 punti al Pd, 30 ai grillini, molto meno a un centrodestra unito, intendo dire con Berlusconi e Salvini alleati. A questo punto Renzi avrebbe in mano una sola carta da giocare veramente: dovrebbe tenere insieme al suo partito una sinistra alla Pisapia e un centro moderato. Insomma, un centrosinistra allargato alla sua destra e alla sua sinistra».
C’è però la questione Grillo: «Che potrebbe tranquillamente governare – afferma lo scienziato della politica Gianfranco Pasquino –. Un 32 per cento alle urne e un 18 da aggiungere. Non è fantascienza, credetemi. Se trovasse alleati, Mattarella sarebbe costretto a dargli l’incarico di formare il governo». Grillo che si allea? «Certo, non farei quella faccia stupefatta. La legislatura in corso ha mostrato una mobilità parlamentare enorme. Tantissimi hanno cambiato casacca. E lo stesso potrebbe avvenire dopo le elezioni. Oppure, la Lega di Matteo Salvini e Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, pur di andare al governo, potrebbero assentire a un’intesa con il comico».

Di diverso avviso Antonio Noto (Ipr Marketing) che ha simulato per il nostro giornale percentuali e seggi dei partiti in caso di voto entro giugno. «Uno scenario spagnolo? Mah... Con la legge scaturita dalla sentenza del 25 il quadro è davvero incerto. Nessuno vince. Una semplice questione di numeri: i deputati sono 630. Formalmente ne occorrono la metà più uno. Di fatto, per evitare sorprese, bisognerebbe arrivare a 350 rappresentanti per la maggioranza. Ecco, anche sommando Pd e Forza Italia non si raggiunge questa cifra fatidica». E i 5 Stelle? «Qualcuno parla di alleanze. Scenario assai improbabile. Grillo non lo vorrebbe. O ha i numeri da solo o se ne sta per conto suo. Il M5S punta tutto sull’originalità. Non può permettersi di perdere l’identità. Di più: anche ammesso che qualcuno ideasse una formazione a tre grillini-leghisti-destra ex An, mai potrebbe pensare di sommare i voti. Vale l’antico discorso che 2 più 2 in politica non fa mai quattro».
Più ottimista Nicola Piepoli, altro sondaggista di chiara fama: «Io mi baso sulla probabilità. Rischi di blocco non ce ne sono. Lo scenario più facile da prevedere è un Partito-guida, nel nostro caso il Pd, che arriva primo e poi si allea con altre forze. In alto mare non si restava con Giulio Andreotti, figuriamoci ora... Bisogna essere realisti: prendere il 30 o il 35 è la stessa cosa se non arrivi al 40». Di «governabilità precaria» parla anche il professor Roberto D’Alimonte, esperto di sistemi elettorali. Nega la possibilità che il M5S, seppur spaccato, possa andare a braccetto con qualcuno.
«Attenti – avverte un antico colonnello del Pd –: vi state scervellando tutti sul ‘come andrà’. Quando il vero problema è la disomogeneità dei sistemi elettorali tra Montecitorio e Palazzo Madama. Lo volete capire o no?».
iospero
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Re: LEGGE ELETTORALE

Messaggio da iospero »

il vero problema è la disomogeneità dei sistemi elettorali tra Montecitorio e Palazzo Madama ?



A me non sembra, anche se i due sistemi elettorali per Camera e Senato potessero essere più omogenei,
alla fine con tre forze intorno al 30% non si può andare da nessuna parte.
Auspico che ci sia più senso di responsabilità e allora potrebbe essere possibile concordare un governo di minoranza, guidato da chi risulta essere il primo partito, per amministrare il paese e fare ciò su cui si riesce ottenere la maggioranza dei consensi, nel frattempo con concordare una riforma della costituzione con pochi punti importanti ,in particolare l'abolizione del senato, l'abolizione del CNEL, attuare istituti di democrazia diretta più facilmente accessibili; infine una legge elettorale che permetta ad una forza politica di governare.Su quest'ultimo punto , una volta ammesso che ci sono tre forze politiche con circa il 30% dei consensi mi sembra logico arrivare ad accettare un sistema a due turni con il ballottaggio finale e vinca il migliore
Se il ballottaggio non è passato alla Consulta la motivazione più probabile è data dai vari sondaggi che vedevano il M5S vincente, ma questa non può essere una ragione valida.
UncleTom
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Re: LEGGE ELETTORALE

Messaggio da UncleTom »

iospero ha scritto: il vero problema è la disomogeneità dei sistemi elettorali tra Montecitorio e Palazzo Madama ?



A me non sembra, anche se i due sistemi elettorali per Camera e Senato potessero essere più omogenei,
alla fine con tre forze intorno al 30% non si può andare da nessuna parte.
Auspico che ci sia più senso di responsabilità e allora potrebbe essere possibile concordare un governo di minoranza, guidato da chi risulta essere il primo partito, per amministrare il paese e fare ciò su cui si riesce ottenere la maggioranza dei consensi, nel frattempo con concordare una riforma della costituzione con pochi punti importanti ,in particolare l'abolizione del senato, l'abolizione del CNEL, attuare istituti di democrazia diretta più facilmente accessibili; infine una legge elettorale che permetta ad una forza politica di governare.Su quest'ultimo punto , una volta ammesso che ci sono tre forze politiche con circa il 30% dei consensi mi sembra logico arrivare ad accettare un sistema a due turni con il ballottaggio finale e vinca il migliore
Se il ballottaggio non è passato alla Consulta la motivazione più probabile è data dai vari sondaggi che vedevano il M5S vincente, ma questa non può essere una ragione valida.



Se il ballottaggio non è passato alla Consulta la motivazione più probabile è data dai vari sondaggi che vedevano il M5S vincente, ma questa non può essere una ragione valida.


La Consulta, come tutte le istituzioni Repubblicane oramai sono finite. Si sono politicizzate e seguono le necessità del potere.

Basti solo pensare alla presenza di Giuliano Amato, per delegittimare l’intera congrega.

Io rimango dell’opinione che i 5S non si siano dati una struttura organizzativa per governare questa Italia al termine della Seconda Repubblica.

E che anche De Gasperi ed Einaudi non saprebbero districarsi in questo ginepraio da pozzo nero.

Ma molto probabilmente i 5S non hanno dato garanzie sufficienti di adattabilità alla volontà dei due livelli di potere delle èlite.

Quella primaria della massoneria-finanziaria dell’oltre Atlantico, e di quella indigena di cui fanno parte anche Mafia, Camorra e ‘ndrangheta oltre alla massoneria-finanziaria locale.
UncleTom
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Re: LEGGE ELETTORALE

Messaggio da UncleTom »

NON SI PUO' FARE IL COPIA INCOLLA, QUINDI LEGGETE QUI L'ARTICOLO SU BERLUSCONI.


http://www.termometropolitico.it/124298 ... -voto.html
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