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erding
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DEBITI

Messaggio da erding »

Debito, per quanto tempo ancora?

di Giulietto Chiesa | 16 ottobre 2013


Le ultime settimane sono state un susseguirsi di allarmi sempre più drammatici. La parola catastrofe è stata il leitmotiv. Il governo degli Stati Uniti ha chiuso bottega per qualche giorno. Il default appariva imminente, inevitabile. Mentre scrivo queste righe, l’allarme resta alto: il 17 ottobre è la data ultima, l’orlo dell’abisso. Il tutto legato a doppio filo con il “tetto” del debito americano: se i repubblicani non concederanno l’innalzamento di quel “tetto”, oltre i 17 trilioni di dollari (17.000 miliardi), salta tutto per aria. Ma com’è possibile che un paese come l’America, che stampa – creandoli dal nulla – svariate centinaia di miliardi di dollari ogni anno, che – prestati al Tesoro consentono di pagarsi il debito – rimanga senza soldi?

Mistero, apparente, creato dalla strampalata finanza mondiale. Il fatto è che, fino a ieri, quel debito veniva comprato in gran parte dai cinesi, che adesso sono diventati molto sospettosi. E l’altro fatto è che c’è una legge dello Stato Usa che stabilisce un tetto del debito consentito. Oltre il quale non si può più spendere. I repubblicani ne hanno fatto un’arma per colpire l’Amministrazione di Obama. E il loro divieto è diventato una minaccia per tutti. E’ una cosa seria? Lo è, serissima. La stessa cosa era accaduta nel 2011, anche in quel caso tra alte strida di possibile default. Tanto alte che i consumatori americani si erano spaventati e avevano speso il 22% in meno rispetto all’anno precedente. E, se il consumo americano scende, scende l’economia mondiale. La recessione, da fantasma qual è, diventa reale, se non diventa addirittura una depressione.

C’è della pazzia nel comportamento dei repubblicani. Ma la vera questione è che tutto il meccanismo è impazzito. E Obama non è da meno. Il fatto è che noi siamo alle dipendenze di quella pazzia. Anzi siamo parte integrante di quella pazzia, e la condividiamo. E nessuno sa come uscirne. Per meglio dire si saprebbe come uscirne, ma nessuno si azzarda a dirlo. Perché ha paura. Infatti uscirne significa cambiare le regole della finanza mondiale, che sono quelle scritte dalla finanza anglosassone, da Wall Street e dalla City of London, e imposta a tutto il mondo. Uscirne significa dire apertamente che gli Usa non sono più in grado di pagare l’orchestra. Ma è un discorso lungo. Un qualsiasi governante europeo che dicesse una cosa del genere sarebbe fatto fuori in meno di 48 ore. Vuoi sorprendendolo a letto con tre prostitute, vuoi perché gravemente ammalato, vuoi perché avvelenato con il Polonio 210.

Dunque silenzio, accompagnato da geremiadi incomprensibili ai più. Ma ci sono alcune cose da sapere per capire come – con alta probabilità – andrà a finire nelle prossime ore. La prima di queste cose è il 14-esimo emendamento della Costituzione Usa, che dice esattamente questo: “La validità del debito pubblico degli Stati Uniti (…) non può essere messa in discussione”. La seconda è questa: che il debito americano è l’unica proprietà che non corre alcun rischio su questo pianeta. Quel debito è la colonna portante che sorregge non solo l’economia americana, ma tutto il sistema finanziario del mondo. E perché? Perché tutti i finanzieri del mondo, insieme a tutti i governanti del mondo, la pensano in questo modo. Cioè si comportano come se quel debito sia una merce sicura al 100 per cento. Una merce per la quale c’è sempre, e ci sarà sempre, una domanda. Una merce che non resterà mai ferma in magazzino. Ecco, appunto: fino a ieri è stato così. La questione di oggi è: e se così non fosse domani? Questa domanda mette i brividi. Una default americano destabilizzerebbe tutti i mercati dei debiti, a cominciare da quello europeo. E ciò, come una valanga, investirebbe il valore di tutti i beni in ogni latitudine.

Follia? Certo, evidente. Follia pura. Ma è la realtà. Ecco perché io credo che il default americano non ci sarà. Troveranno un accordo in extremis, un trucco, un marchingegno. E tutti tireranno un sospiro di sollievo. Ma quello che si deve capire è che sarà un respiro corto. Perché il problema reale che giace sotto il paradosso apparente è che la questione non sarà risolta per la semplice ragione che non è più risolvibile, così come ciò che non è sostenibile, alla lunga, non potrà essere sostenuto. La situazione che si è creata in questi ultimi quaranta anni ha dato agli americani immensi vantaggi. Mantenerla equivale a mantenere quei vantaggi. Ma non è più possibile in un mondo in cui altri protagonisti aspirano (e possono aspirare) a quei vantaggi. Per conservare il suo potere e i suoi vantaggi l’Occidente ha truccato le carte. Di fronte alla contrazione della crescita ha stimolato il debito. Ora è il debito che regge lo sviluppo. Ma il debito è divenuto troppo grande e cresce ancora a ritmi esponenziali. E non c’è mongolfiera che possa salire per sempre. Quando si arriva al limite, al “tetto”, poi ci si ferma e infine si precipita.

Fino a ora gli Usa, di fatto, non hanno pagato. Sul presupposto che la loro supremazia militare avrebbe consentito loro di non pagare comunque. Adesso il mondo non è più il loro (o soltanto il loro). E la loro superiorità militare , pur evidente, non può nascondere i libri mastri. Il debito è divenuto troppo grande per tutti, America inclusa. Rendere visibile tutto questo alle opinioni pubbliche non si può. Ecco perché il default americano sarà evitato: per ora. Ma sarà solo un rinvio. Un rinvio corto. Prima lo capiremo, meglio sarà per noi. Capirlo significa smetterla di illuderci che uscendo dall’euro ci salveremo. Se non cambiamo le regole che ci sono state imposte, non ci salveremo affatto. Il debito è impagabile, ma i padroni dell’Universo ci chiederanno di pagarlo. Poi bruceranno i libri mastri, insieme ai nostri risparmi e ai nostri diritti.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/10 ... ra/744621/
camillobenso
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Re: DEBITI

Messaggio da camillobenso »

Nel Paese dello Zio Paperone - 1



Chi detiene il debito pubblico americano

Ma se Washington si indebita fino al collo e gli stessi americani sono colmi di passività, chi paga tutto questo benessere? Come si finanziano i consumi pubblici e privati degli americani? Semplice: è il resto del mondo che presta soldi agli americani. In termini brutali, è la Cina a finanziare i consumi degli USA, visto che da sola, Pechino rappresenta crediti per 1.154 miliardi, superando il Giappone, verso cui l’America è indebitata per altri 1.121 miliardi di dollari.
E’ evidente, poi, che un’economia stra-indebitata è un’economia che consuma oltre le proprie possibilità. Questo implica che gli USA importino dall’estero più di quanto esportino, come dimostra il dato di agosto, in cui il passivo della bilancia commerciale è arrivato a 44,2 miliardi. E se un tempo tal rosso veniva coperto dall’avanzo nei movimenti di capitali, adesso gli USA sono in passivo pure su tale fronte, con 120 miliardi di deflussi verso l’estero, a fronte di un attivo di 600 miliardi agli inizi del 2011. Chiaro che ciò avvenga: tassi zero significano rendimenti non convenienti, specie se le politiche monetarie adottate altrove sono meno accomodanti.
Lo squilibrio fiscale dell’America ha ripercussioni gravi anche sull’Europa, perché impedisce, ad esempio, che la Cina accetti un maggiore tasso di rivalutazione della sua valuta, lo yuan. Il motivo è semplice: rivalutando la propria valuta, i cinesi andrebbero incontro a una perdita di cambio sulle attività investite in dollari, come, appunto, i titoli del debito USA. E la mancata rivalutazione dello yuan (30% sotto il tasso naturale) determina un danno commerciale non indifferente agli stati della UE.

Default Usa se Repubblicani e Democratici non trovano un accordo :|

Riusciranno gli USA a evitare di cadere nel burrone o alla fine accadrà quanto già visto nell’agosto del 2011, quando un accordo in extremis tra repubblicani e democratici fu trovato, evitando che scattasse il default tecnico?

Difficile saperlo, anche perché nel Congresso si confronteranno due visioni della vita pubblica. La destra sostiene che non possano essere tassati di più i ricchi, visto che già oggi l’1% dei contribuenti più benestanti (oltre 250 mila dollari all’anno di reddito) garantisce il 40% del gettito complessivo, mentre il terzo più povero di essi fornisce allo stato solo il 2,3%.

Insomma, vero è che le tasse sui ricchi possano sembrare basse, rapportate all’Europa, ma mentre da noi si finge di tassare duramente i più fortunati, salvo scoprire che nei fatti contribuiscono meno che Oltreoceano al gettito totale, in America si guarda ai fatti. Obama, invece, vorrebbe applicare negli USA una filosofia più europea, facendo pagare di più a chi già oggi paga di più e mantiene il banco. E’ l’idea del “big government” contro cui si battono i Tea Party e un pò tutta la destra politica.
Se nel 2008 fu il debito dei privati a fare esplodere la crisi, adesso il colpo di grazia potrebbe arrivare presto dal debito pubblico americano.


http://www.investireoggi.it/economia/de ... g-america/
mariok

Re: DEBITI

Messaggio da mariok »

“Patrimoniale del 10% nell’Eurozona”. Ipotesi choc dell’Fmi. Ecco il documento
di Redazione Il Fatto Quotidiano | 16 ottobre 2013

Come anticipato ieri da un quotidiano belga e da ilfattoquotidiano.it, il Fondo monetario internazionale ha inserito nel Fiscal report di ottobre l’ipotesi di una patrimoniale una tantum del 10% in 15 Paesi dell’Eurozona per abbattere il debito pubblico dei Paesi interessati, Italia compresa. “Ridurre il debito pubblico a livelli del 2007″, si legge a pagina 49 del documento, “richiederebbe una aliquota intorno al 10% del patrimonio delle famiglia con ricchezza netta positiva”.

“Il netto deterioramento delle finanze pubbliche in molti Paesi ha riacceso l’interesse verso un prelievo di capitale, come misura eccezionale per ripristinare la sostenibilità del debito”, si legge nel dossier. “Le condizioni per il successo sono forti, ma vanno pesate contro i rischi di misure alternative, che comprendono il ripudio del debito pubblico“, aggiunge l’organizzazione di Washington, citando alcuni illustri sostenitori di una manovra di questo tipo, fra cui “Pigou, Ricardo, Schumpeter, e – prima che cambiasse idea – Keynes”.
camillobenso
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Re: DEBITI

Messaggio da camillobenso »

Se l’Italia non fosse un popolo di “sparpagliati”.


I guai, da sempre, li combinano i politici e spesso anche i soci imprenditori amici, mentre agli altri, ai sudditi, tocca sempre rimediare.

Funziona sempre così.


Per rispondere al Fmi, basterebbe che gli italiani la smettessero di essere sempre “sparpagliati” e in qualche occasione che li riguarda direttamente diventassero “vincoli”.

Basterebbe che da domani gli italiani si recassero in banca per chiedere soltanto quanto costa e quanto tempo ci vuole per togliere i soldi dal conto bancario.

Inevitabile che il funzionario di banca chieda al cliente:

<<Ma lei è proprio intenzionato a ritirare i soldi dal suo conto?>>

<<Sì, la prossima settimana>> …occorre rispondere.

Non è necessario aggravare del costo dell’operazione, basta solo manifestare l’intenzione.

Cosa succederebbe se tutti gli italiani minacciassero di estinguere i conti?

In quale condizione di liquidità si troverebbero le banche?

Quanti pagamenti salterebbero, oltre gli stipendi?

In questo caso se gli italiani fossero uniti a salvaguardare i propri interessi dai guai decennali commessi dalla politica, darebbero un segnale forte al governo e al Fmi.
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