
Il militare era stato catturato dagli estremisti il 25 dicembre a Raqqa, in Siria, a seguito dello schianto del suo aereo. IlFattoQuotidiano.it è in possesso del video diffuso su internet dallo Stato Islamico, ma ha deciso di non pubblicarlo
di F. Q. | 3 febbraio 2015 COMMENTI
Un nuovo video dell’Isis, postato su Site, mostrerebbe il pilota giordano Muath al-Kasaesbeh ostaggio dei jihadisti bruciato vivo. Lo riferisce Rita Katz, direttrice di Site, via Twitter. Il pilota era stato catturato dagli estremisti il 25 dicembre a Raqqa, in Siria, a seguito dello schianto del suo aereo. Il 27 gennaio scorso i militanti avevano per la prima volta legato le sue sorti a quelle dell’ostaggio giapponese Kenji Goto. In un messaggio audio, infatti, lo Stato islamico aveva dato un ultimatum di 24 ore chiedendo alla Giordania di liberare la estremista Sayida al Rishawi, di nazionalità irachena, altrimenti avrebbe ucciso gli ostaggi. La donna è detenuta in Giordana dopo essere stata condannata a morte per l’attacco del 2005 a un hotel di Amman.
IlFattoQuotidiano.it è in possesso del video diffuso su internet dallo Stato Islamico, ma ha deciso di non pubblicarlo: la visione delle atricità non aggiunge nulla, se non l’orrore, al racconto che può esserne fatto per iscritto. Nella prima parte del filmato, che dura oltre 22 minuti ed è il più avanzato dal punto di vista realizzativo tra quelli finora pubblicati, gli jihadisti mostrano il pilota che parla e immagini delle operazioni militari condotte dall’esercito giordano contro le milizie islamiste. Muath al-Kasaesbeh racconta in prima persona l’ultima missione compiuta a bordo del suo caccia contro un obiettivo militare: è la missione del 24 dicembre, giorno in cui il pilota venne catturato dai miliziani. L’uomo descrive l’obiettivo del raid aereo, i velivoli utilizzati e le nazioni che avevano preso parte alla missione: Emirati Arabi, Marocco e Arabia Saudita. La fattura del video è di qualità eccelsa: grafiche informative si sovrappongono all’immagine e completano il racconto con nozioni sui tipi di armamenti utilizzati, il montaggio è degno dei migliori documentari prodotti dalle case di produzione occidentali.
Quando il pilota termina il suo racconto, il filmato mostra immagini riprese dagli aerei da guerra (gli obiettivi colpiti e distrutti) e scene di feriti su letti di ospedali e corpi carbonizzati dai bombardamenti. Quindi la narrazione si sposta sull’esecuzione del pilota. Muath al-Kasaesbeh è in piedi in una gabbia. Ad appiccare il fuoco con una torcia ad una striscia di benzina che poi si propaga alla gabbia ed investe il pilota è un “emiro (comandante) di una regione dello Stato islamico colpita” dai bombardamenti, afferma una voce fuori campo. L’uomo, come altri miliziani armati che lo attorniano, indossa una mimetica color kaki e ha il viso coperto. Non è quindi vestito di nero, come il boia che ha decapitato gli ostaggi americani, britannici e il giornalista giapponese Kenji Goto. Il prigioniero, invece, indossa l’ormai tristemente famosa tuta arancione dei detenuti di Guantanamo e degli altri ostaggi dello Stato islamico finora uccisi, che questa volta è imbevuta di benzina. Nelle immagini precedenti, il pilota giordano viene fatto vedere mentre cammina apparentemente tra le macerie di una località colpita dai bombardamenti della Coalizione a guida americana.
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