Il clima nel 1995, sul fronte Ppi era questo:
Dall'archivio di Repubblica.
ROSY BINDI ' S' E' PERSO GIA' TROPPO TEMPO ... '
13 marzo 1995 — pagina 2 sezione: ITALIA
ROMA - "Fare il centro". L' ossessione-maledizione di Rocco Buttiglione si trasferisce in chi l' ha sconfitto. Con una differenza: mentre per Buttiglione il Centro era un' entità da definire nell' accordo con Forza Italia, per chi l' ha battuto - ma non ancora per tutti quelli che l' hanno battuto - è una persona fisica, con nome e cognome: Romano Prodi. Un attimo fa, in una improvvisata conferenza stampa, Rosy Bindi si è detta certa del successo: "Scommetto con voi - ha sfidato i giornalisti - che faremo Romano Prodi premier di questo paese". Ma ci sono parecchi ostacoli da superare. E i primi - come la stessa Bindi riconosce ora, mentre passeggia tra i suoi fan nella hall dell' hotel Ergife - sono interni al Ppi: "Il programma di Prodi per me va benissimo, il problema è che rapidamente il partito faccia questa scelta". Il no al patto con la destra, al "superpolo", infatti, non corrisponde automaticamente a un sì al candidato di centro-sinistra. Ed ecco il nuovo obiettivo della sinistra popolare: trasformare il no all' alleanza di destra in un sì a Prodi. Rispetto a un mese fa, quando il Professore annunciò la sua candidatura, c' è una difficoltà in meno - la sconfitta di Buttiglione - ma ce n' è anche una in più per quell' ala moderata del Ppi che al Consiglio nazionale è stata determinante: l' abbraccio pubblico e ufficiale di Prodi da parte del Pds. Onorevole Bindi, pensa che se D' Alema avesse atteso un po' , forse oggi per lei sarebbe meno complesso portare il Ppi a scegliere Prodi? "Credo che una delle maggiori difficoltà che ci ha creato Buttiglione sia l' aver impedito al Ppi d' essere la prima forza politica a convergere sulla candidatura di Prodi. Aver perso un mese, ahimè, ci nega il diritto di pretendere da altri atteggiamenti diversi da quelli che hanno assunto. Ed è vero che dovremo faticare per dimostrare che Prodi è il candidato di centro". L' intensità del sostegno del Pds vi mette dunque in imbarazzo. "Non mi pare che il problema sia questo. La maggiore difficoltà è la propaganda becera che è stata già avviata. Quella secondo cui chi è contro Berlusconi è con D' Alema". La propaganda. Rosy Bindi poco fa, nella conferenza stampa, ha insistito molto sul punto. Ha per l' ennesima volta denunciato l' "anomalia italiana", lo strapotere televisivo di Berlusconi. Ha detto: "Gli toglieremo le tv coi referendum, l' antitrust, le sentenze della Consulta". Ha annunciato: "Ripristineremo le regole democratiche". E ha sottolineato più volte che il risultato del Consiglio nazionale non è una vittoria "della sinistra", ma "del partito". "Quel che ho detto è chiaro - ha affermato concludendo il suo ragionamento sulla autonomia del Ppi - e voi tutti siete testimoni. Se domani leggerò sui giornali qualcosa di diverso da quanto ho detto, darò querela". Scherzava, ma non tanto. Era ancora raggiante, ma anche molto tesa. A rappresentare fisicamente "la Propaganda" c' era, pronto all' agguato, il kamikaze di "Striscia la notizia" Stefano Salvi. E' rimasto nelle vicinanze. Improvvisamente ricompare: le va incontro col microfono puntato come una pistola. La Bindi tenta di respingerlo, Salvi rivendica alla sua trasmissione il merito di aver smascherato in anticipo i piani di Buttiglione, Bindi glielo riconosce. Sembra finita, ma Salvi, improvvisamente, le schiocca un bacio sulla guancia: "L' ho già fatto con D' Onofrio e Bossi", dice raggiante per la compiuta missione. "Spero che abbia resistito al bacio di D' Onofrio", riesce a scherzare la Bindi un istante dopo essersi riavuta dalla sorpresa. Ma lei ritiene possibile trasformare il no a Buttiglione in un sostegno a Prodi? "Subito dopo l' elezione del nuovo segretario il confronto va aperto. Le possibilità ci sono. La dirigenza di base d' altra parte ha già fatto chiaramente intendere d' essere in larga parte favorevole a Prodi". Non c' è il rischio che il Ppi così lacerato si areni in una serie di no: prima alla destra, poi alla sinistra? "Non credo che ci condanneremo all' immobilismo. Si tratta di creare certe condizioni". Quali? "Bisogna garantire attorno a Prodi la visibilità di un centro politico forte, autonomo e trainante. Dobbiamo lavorare molto al nostro interno". E, all' esterno, con quali alleati? "La Lega di Bossi, i democratici di Segni. E poi con realtà sociali che ancora non hanno individuato una rappresentanza certa. Vanno cercate nel sindacato, nell' associazionismo cattolico, nel mondo delle professioni e nell' imprenditoria. Il centro non deve essere una somma di forze politiche". Ritiene che in questo processo perderete molti pezzi? "Perderemo qualcuno: credo che chi aveva già avviato il trasloco lo terminerà. Ma non saranno molti...". Chi pensa che se ne andrà, Formigoni? "Non voglio fare nomi. Ma non saranno molti. L' invito rivolto a tutti è di restare". Avete vinto, ma vi siete spaccati a metà. "Non è proprio così. Molti dei voti favorevoli a Buttiglione non erano di sostegno all' alleanza di destra, ma erano determinati da motivazioni diverse, come la preoccupazione di non sfiduciare il segretario. Poi c' è un' altra considerazione: questo Consiglio nazionale non rappresenta in modo adeguato l' attuale realtà del partito perché è stato fatto in un congresso dove non era presente l' ipotesi politica bocciata l' altro ieri. In realtà l' 80 per cento di noi è contro l' alleanza con la destra". Chi sarà il nuovo segretario? Marini si è detto indisponibile. "Marini ci penserà su. Credo che se si creeranno certe condizioni potrà accettare". -
di GIOVANNI MARIA BELLU
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